Il Libano è l'unico paese del Medio Oriente con una presenza cristiana così radicata da essere costituzionalmente garantita.
Il Presidente della Repubblica deve essere per legge un cristiano maronita. Il parlamento è diviso al 50% tra cristiani e musulmani. Beirut ospita cattedrali, monasteri, università fondate dai Gesuiti. Il Natale è festa nazionale. Le comunità cristiane — maroniti, greco-ortodossi, greco-cattolici, armeni — vivono in quel territorio da duemila anni, da prima dell'Islam, da prima dell'Europa moderna.
Il Libano non è "un paese arabo con qualche cristiano". È una nazione in cui il cristianesimo è pilastro fondante dello Stato.
Eppure le bombe cadono
Eppure in questo momento, su quel paese, stanno piovendo bombe sulle case. Famiglie intere sepolte sotto le macerie. Bambini. Donne. Anziani. Villaggi cristiani del sud e della valle della Bekaa rasi al suolo.
Il grande silenzio dei "difensori della civiltà"
E i grandi difensori della "civiltà cristiana occidentale", i sovranisti, i patrioti, quelli che mettono il crocifisso nelle piazze e parlano di radici cristiane dell'Europa — non dicono una parola.
Silenzio totale.
Perché il problema non è mai stato il cristianesimo. Il problema è sempre stato a chi fa comodo usarlo.