Uno studio universitario ha misurato solventi clorurati oltre i limiti di legge nelle acque sotterranee di quattordici comuni campani, distribuiti su quattro province. Il valore più alto è in provincia di Caserta. Ma la questione che si apre non è il picco: è che quattro di quei comuni stanno fuori dal perimetro dei novanta della Terra dei Fuochi — e quindi fuori dal sistema di monitoraggio che da quel perimetro discende.
Tra il 2023 e il 2025 un'analisi condotta dall'Università Federico II di Napoli su una cinquantina di punti di prelievo ha rilevato concentrazioni di solventi clorurati oltre i limiti di legge nelle acque sotterranee di quattordici comuni campani. Il valore più alto è stato misurato in un pozzo di Villa Literno, in provincia di Caserta.1
Questa rubrica ha già raccontato, l'11 agosto, la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla Terra dei Fuochi e il suo percorso di attuazione: chi cerca quel quadro lo trova nell'articolo linkato in nota, e qui non lo ripetiamo.A Quello che raccontiamo oggi è un'altra cosa, mai comparsa in questa rubrica: la distanza tra dove arrivano i solventi e dove arriva la mappa che dovrebbe inseguirli.
La Terra dei Fuochi, per la definizione amministrativa che regge il monitoraggio pubblico, è un elenco: novanta comuni, cinquantasei in provincia di Napoli e trentaquattro in provincia di Caserta. I solventi misurati dallo studio quell'elenco non lo conoscono. Compaiono anche a Montoro, nell'Avellinese, e a Scafati, Angri e Sarno, nel Salernitano: quattro comuni che restano fuori dal perimetro, e quindi fuori dal quadro di monitoraggio e di obblighi che il perimetro porta con sé.
La distinzione fatta dall'azienda sanitaria è importante e va tenuta ferma: l'acqua del rubinetto, quella della rete pubblica, è sottoposta a controlli continui. Il problema riguarda la falda e i pozzi privati. Ma è proprio lì che la questione diventa sociale, perché al pozzo privato non ci si arriva per scelta: ci si arriva quando la rete non c'è o non è ancora arrivata, quando si abita in una zona periurbana o agricola, quando si coltiva un orto o si tengono quattro animali. Il pozzo è una risorsa di chi ha meno alternative, e non ha alle spalle il sistema di controlli continui che protegge l'acquedotto.
Il secondo punto è il perimetro. Nei novanta comuni esiste un'infrastruttura pubblica costruita negli anni: un'agenzia regionale che monitora, una struttura commissariale, una piattaforma informativa in costruzione, una sentenza europea che fissa scadenze e un organismo internazionale che chiede conto. Nei quattro comuni fuori dal perimetro, nulla di tutto questo si applica automaticamente. Davanti allo stesso solvente, un residente di Sarno e uno di Acerra hanno a disposizione strumenti diversi. Non perché qualcuno abbia sbagliato: perché quel perimetro è stato disegnato su un fenomeno che allora si misurava in roghi e discariche di superficie, e la falda si muove secondo la geologia, non secondo i confini provinciali. È esattamente il punto su cui la Commissione parlamentare d'inchiesta ha chiesto di andare oltre.
| Chi porta il costo | Chi ha la competenza di decidere |
|---|---|
| Le famiglie che si approvvigionano da pozzi privati, fuori dalla rete idrica pubblica e dai suoi controlli continui | Regione Campania — monitoraggio delle acque sotterranee e coordinamento delle verifiche |
| I residenti dei quattro comuni coinvolti che si trovano fuori dal perimetro dei novanta | Governo e Parlamento — definizione del perimetro, delle risorse e degli obblighi di monitoraggio |
| Chi coltiva o alleva su piccola scala in prossimità dei punti di prelievo con superamenti | Aziende sanitarie, agenzia regionale per l'ambiente, Istituto Zooprofilattico — verifiche e sorveglianza |
Regione Campania, con la direzione generale per la Sanità e l'assessorato all'Ambiente. Le aziende sanitarie territoriali, l'agenzia regionale per la protezione ambientale e l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, incaricati delle verifiche integrate. I quattordici Comuni interessati. La Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, che ha posto la questione dell'ampliamento dell'indagine. L'Università Federico II di Napoli, come istituzione di ricerca autrice delle analisi. Comitati locali e realtà associative seguono la vicenda sul territorio, ma per policy editoriale questo giornale non ne riporta i nomi.
Tre cose meritano di essere seguite nei prossimi mesi. La pubblicazione degli esiti delle verifiche integrate avviate a maggio, comune per comune. Il seguito che verrà dato alla richiesta della Commissione parlamentare d'inchiesta di estendere l'indagine oltre i novanta comuni.5 E il calendario europeo sulla Terra dei Fuochi, di cui questa rubrica ha già scritto l'11 agosto, con il riesame del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa fissato per marzo 2027.A
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Questo articolo afferma che uno studio universitario ha misurato determinati valori nei punti di prelievo indicati, che i comuni interessati sono quattordici in quattro province, che quattro di essi non rientrano nel perimetro dei novanta comuni come definito dall'agenzia regionale per l'ambiente, e che un organo parlamentare ha chiesto di estendere l'indagine. Ogni affermazione ha in nota il link alla fonte da cui è tratta.
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