A Milano, il 19 e 20 settembre, il Movimento 5 Stelle ha presentato il risultato di cinque mesi di partecipazione, a cui hanno aderito oltre 15mila persone, il 43% delle quali non iscritte al Movimento: venti punti per il programma della coalizione progressista in vista delle elezioni politiche del 2027, votati online dagli iscritti con percentuali quasi sempre sopra il 95%. Nei venti titoli la parola Mezzogiorno non compare mai. Eppure, se si mettono accanto a ogni punto i dati ufficiali, il risultato è netto: una sanità uguale ovunque, il salario minimo, i nidi gratuiti, il tempo pieno, la vita indipendente per le persone con disabilità, l'acqua che non si perde nei tubi valgono di più proprio dove oggi mancano. Cioè al Sud. Abbiamo scelto dieci punti e per ciascuno abbiamo cercato il numero che dice quanto conta per chi vive tra la Campania e la Sicilia.
Nova è partita a maggio con cento tavoli territoriali aperti anche a chi non è iscritto, è passata a giugno per due giornate di discussione con trecento partecipanti ed è arrivata a Milano, al World Join Center, per la due giorni conclusiva del 19 e 20 settembre.1 La domanda di partenza era una sola: cosa deve fare un governo progressista, nei prossimi cinque anni, per migliorare in concreto la vita degli italiani? Secondo i dati diffusi dal Movimento e ripresi dalla stampa, al percorso hanno aderito oltre 15mila persone, e il 43% non era iscritto al M5S.24 Un programma, quindi, che non nasce solo dentro un partito.
La sintesi finale è stata messa ai voti degli iscritti. Dalle 14 di venerdì 18 alle 14 di domenica 20 settembre i 106.829 iscritti con diritto di voto hanno potuto votare le proposte conclusive, divise in schede tematiche. Hanno votato in 44.523 sulla scheda che raccoglieva ambiente, energia, casa e scuola; in 39.770 su giustizia, sicurezza, esteri, immigrazione e diritti; in 39.153 su sanità, welfare, lavoro ed economia.2 Nessuna proposta è stata respinta, e la grande maggioranza ha superato il 95% di voti favorevoli.4 Il risultato è un documento di venti punti che il Movimento porta al tavolo della coalizione con un nome preciso: una alleanza per la Costituzione.3
Nei venti punti non c'è un capitolo dedicato al Mezzogiorno, e l'unica proposta che parla esplicitamente di diseguaglianze territoriali è quella sulla sanità. Si può leggere come una mancanza. Noi lo leggiamo anche in un altro modo: quasi tutte le proposte sono diritti uguali per tutti, garantiti dallo Stato, e un diritto uguale per tutti vale di più dove oggi manca. Un salario minimo di legge cambia poco dove i contratti pagano già bene, e molto dove un rapporto di lavoro su quattro sta sotto i 9 euro l'ora. Un nido gratuito cambia poco dove i posti ci sono, e molto dove non ci sono. Questo articolo mette i dati accanto ai punti approvati, per misurare quanto valgono per il Sud. E alla fine indica, con franchezza, cosa ancora manca perché quel valore arrivi davvero.
Prima il quadro d'insieme, poi il dettaglio punto per punto. Nella prima colonna la proposta come è stata votata, nella seconda la percentuale di sì, nella terza il dato che dice perché quella proposta pesa di più al Sud.
| Punto approvato dagli iscritti | Sì | Il dato del Sud |
|---|---|---|
| Una sanità davvero nazionale, stop a venti sanità regionali differenti | 96,8% | Tre regioni del Nord incassano il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria8 |
| Salario minimo legale | 98,6% | Sotto i 9 euro l'ora il 28,5% dei rapporti di lavoro al Sud10 |
| Un welfare che non abbandona: Reddito 2.0 | 97,8% | Circa sette nuclei su dieci che ricevono l'Assegno di inclusione vivono al Sud e nelle Isole12 |
| No al Ponte sullo Stretto, sì al Ponte sul futuro: 13,5 miliardi alle scuole | 92,6% | Tempo pieno alla primaria: Campania 36,2%, Lombardia 65,0%13 |
| Asili nido gratuiti in tutta Italia | 96,6% | Campania 15,4 posti ogni 100 bambini, media italiana 31,614 |
| Una vita indipendente per ogni persona con disabilità | 97,9% | Spesa dei Comuni per persona con disabilità: Sud 1.070 euro, Nord-est 2.74016 |
| Meno perdite, più acqua recuperata | 99,7% | Basilicata 65,5%, Abruzzo 62,5%, Sicilia 51,6% di acqua persa in rete17 |
| Vantaggi per i territori che producono energia | 92,3% | Nel Mezzogiorno l'82% delle richieste di connessione di nuovi impianti rinnovabili19 |
| Lotta al caporalato e alle agromafie | 99,7% | Occupati irregolari: Calabria 17,9%, Campania 14,4%, media italiana 10%20 |
| Nessun edificio pubblico vuoto, compresi i beni confiscati alle mafie | 99,2% | Sicilia, Campania e Calabria concentrano il 60% degli immobili confiscati21 |
Il primo punto del documento ha un titolo che è già un programma: «La salute non è un privilegio: conta la tessera sanitaria, non la carta di credito». La prima proposta chiede di modificare il Titolo V della Costituzione per rafforzare i poteri di coordinamento dello Stato sul Servizio sanitario nazionale e superare «le diseguaglianze tra le regioni». Gli iscritti l'hanno approvata con il 96,8%. Accanto ci sono tempi massimi nazionali per visite, esami e interventi (99,7%), un fondo nazionale contro le liste d'attesa finanziato dalla sanità privata (98,1%), più risorse e personale (99,2%) e la scelta dei dirigenti sanitari per merito e non per appartenenza politica (99,7%).35
Perché questo punto parla soprattutto al Sud lo dicono i viaggi della speranza. Nel 2023 la mobilità sanitaria tra regioni ha raggiunto il record di 5,15 miliardi di euro, e tre sole regioni, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, concentrano il 95,1% del saldo attivo. Dall'altra parte i saldi negativi più pesanti sono quasi tutti meridionali: Calabria −326,9 milioni, Puglia −253,2, Sicilia −246,7, Sardegna −101,9.8 Il dato della Campania l'abbiamo già raccontato nell'articolo sul conto del Sud.22 Ogni euro di quel saldo è una cura pagata dalla regione di partenza a quella di arrivo, e spesso un treno, un albergo e giorni di lavoro persi per chi accompagna. Non stupisce allora che la Campania sia la regione italiana dove la speranza di vita alla nascita è più bassa, sia per gli uomini (79,7 anni) sia per le donne (83,8).9
Una sola avvertenza, per onestà: il saldo non misura solo chi scappa dal Sud. Una parte della mobilità avviene anche tra regioni vicine del Nord, e il Molise ha un saldo positivo. Ma la direzione principale del flusso è chiara, e un sistema con tempi massimi uguali in tutto il Paese è lo strumento che la può invertire.
La proposta è un salario minimo legale, indicizzato automaticamente e coordinato con i contratti collettivi più rappresentativi, insieme a regole chiare sui contratti a termine e a una Procura nazionale per la sicurezza sul lavoro. Sì al 98,6%, al 98,9% e al 98,7%.5
Quando l'ISTAT ha stimato l'effetto di un minimo a 9 euro lordi l'ora, la fotografia territoriale è stata la più netta di tutte: sotto quella soglia stava il 28,5% dei rapporti di lavoro al Sud, contro il 13,2% del Nord-ovest, il 14,8% del Nord-est e il 19,1% del Centro; nelle Isole il 22,7%.10 In altre parole, al Sud un lavoratore dipendente su quattro guadagnerebbe qualcosa il giorno dopo l'entrata in vigore della legge. Nel frattempo il potere d'acquisto è sceso più che altrove: tra il 2021 e la metà del 2025 i salari reali al Sud hanno perso il 10,2%, contro l'8,2% del Centro-Nord.11
La proposta chiede una revisione integrale dell'Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro, le due misure che hanno sostituito il Reddito di cittadinanza, «per colmarne carenze e inefficienze». Sì al 97,8%.35
Secondo l'Osservatorio dell'INPS sui primi due anni della misura, 2024 e 2025, circa sette nuclei beneficiari su dieci vivono al Sud e nelle Isole, e la Campania è la prima regione d'Italia, con circa 221.000 famiglie e 597.000 persone raggiunte.12 Qualunque modifica a questa misura, in meglio o in peggio, si sente prima di tutto qui. Sul divario tra famiglie sostenute e famiglie in povertà assoluta rimandiamo all'articolo già pubblicato.22
È il punto più riconoscibile di tutto il documento, e parla direttamente allo Stretto: «No al Ponte sullo Stretto, sì al Ponte sul futuro per i nostri giovani». I 13,5 miliardi previsti per l'opera andrebbero alle scuole, per laboratori, palestre e per tenerle aperte anche il pomeriggio. Sì al 92,6%.6 Oggi il Ponte non ha ancora un via libera definitivo: nel 2025 la Corte dei conti aveva negato il visto alla delibera di approvazione, e il progetto dovrebbe tornare al comitato interministeriale competente entro ottobre 2026.15
Dove andrebbero quei soldi lo dicono le iscrizioni. Per l'anno scolastico 2026/27 ha scelto il tempo pieno alla primaria il 52,9% delle famiglie italiane. In Lazio il 72,5%, in Lombardia il 65,0%. In Sicilia il 22,2%, in Puglia il 34,2%, in Campania il 36,2%, in Calabria il 37,3%.13 Non è solo una scelta delle famiglie: il tempo pieno richiede una mensa e il personale per il pomeriggio, e dove mancano la scelta non c'è. Per questo conta anche la proposta collegata, approvata con il 97,5%: scuola dell'obbligo davvero gratuita fino a 16 anni per le famiglie meno abbienti, con libri, mensa e trasporto.6
Lo stesso vale per i più piccoli. Gli asili nido gratuiti in tutta Italia hanno avuto il 96,6% di sì. Nell'anno educativo 2023/24 l'Italia aveva 31,6 posti ogni 100 bambini sotto i tre anni; la Campania 15,4, la Sicilia 15,5, la Calabria 17,2, l'Umbria 48,4.14 Un nido gratuito dove il nido non c'è non serve a nulla: la gratuità deve camminare insieme ai posti. Ma è anche la misura che più di ogni altra permette a una madre del Sud di tornare al lavoro.
È il capitolo che a noi sta più a cuore. Il quarto punto chiede di rendere effettiva l'autonomia delle persone con disabilità: programmi per la vita indipendente e assegni per assistenti personali qualificati (97,9%), un reddito e contributi previdenziali per i caregiver familiari (97,5%), la protezione del loro lavoro, dello studio e della salute (98,3%), più centri diurni e strutture pubbliche con rette sostenute dal pubblico (98,9%), co-housing sociale per gli anziani (99,0%). E il terzo punto aggiunge che nessuna pensione di invalidità deve stare sotto una soglia di dignità (98,3%).35
Oggi i servizi per l'autonomia li pagano soprattutto i Comuni, e il loro bilancio dipende da dove sei nato. Secondo l'ISTAT, nel 2022 i Comuni del Sud hanno speso 1.070 euro per ogni persona con disabilità; quelli del Nord-est 2.740, quelli del Nord-ovest 2.690, quelli del Centro 2.529.16 Sulla spesa sociale complessiva la forbice è ancora più ampia: 78 euro per abitante al Sud, 207 nel Nord-est; 38 euro in Calabria, 607 nella Provincia autonoma di Bolzano.16 Finché la vita indipendente dipende dalla cassa del proprio Comune, il Sud resta indietro. Una misura nazionale, finanziata dallo Stato, è l'unico modo per rendere quel diritto uguale per tutti. Sulle barriere nelle scuole campane rimandiamo all'articolo già pubblicato.23
Un piano nazionale per ridurre le perdite idriche, migliorare reti e invasi, raccogliere e riusare l'acqua: sì al 99,7%, la percentuale più alta di tutto il documento insieme a poche altre. Accanto, un piano trentennale per la messa in sicurezza del territorio, contro frane, alluvioni ed erosione delle coste (99,2%).6
Nel 2022 le reti di distribuzione italiane hanno perso il 42,4% dell'acqua immessa. Le regioni messe peggio sono quasi tutte meridionali: Basilicata 65,5%, Abruzzo 62,5%, Molise 53,9%, Sardegna 52,8%, Sicilia 51,6%. Le migliori sono al Nord: Bolzano 28,8%, Emilia-Romagna 29,7%.17 E nel 2024, secondo l'ISTAT, diciassette capoluoghi di provincia hanno dovuto razionare l'acqua, soprattutto al Sud e nelle Isole; in alcuni capoluoghi siciliani le sospensioni sono durate per gran parte dell'anno.18
Tra le proposte sull'energia ce n'è una che sembra tecnica ed è invece molto meridionale: «Vantaggi per i territori che producono energia», cioè prezzi zonali che riducano i costi nelle aree in cui vengono realizzati gli impianti. Sì al 92,3%.6 Accanto, la riduzione dell'IVA sui carburanti dal 22 al 10%, lo sganciamento del prezzo dell'elettricità rinnovabile da quello del gas e le comunità energetiche senza ostacoli (98,9%).3
Gli impianti, infatti, sono qui. Ad agosto 2025 il Mezzogiorno ospitava il 38,6% della potenza rinnovabile installata in Italia, 31 gigawatt, e concentrava l'82% delle richieste di connessione di nuovi impianti: 287,5 gigawatt su 346,7. Per l'eolico in mare, quasi il 90%.19 Il Sud mette il vento, il sole e il suolo. È giusto che almeno una parte del vantaggio torni nelle bollette di chi ci vive, invece di restare solo a chi l'energia la vende.
Rafforzare controlli, contratti e tracciabilità contro caporalato e agromafie: sì al 99,7%. Rendere vincolanti gli strumenti contro i prezzi agricoli sottocosto e rafforzare il potere contrattuale dei produttori: 98,5%.35
In agricoltura, secondo i dati ISTAT sul 2023, un occupato su cinque è irregolare: il 20,8%, circa 196.100 persone. E il lavoro irregolare, in tutti i settori, pesa di più al Sud: 17,9% degli occupati in Calabria, 14,4% in Campania, 14,0% in Sicilia, contro una media nazionale del 10%.20 I due punti vanno letti insieme: se il prezzo pagato all'agricoltore non copre i costi, qualcuno risparmia sul lavoro. Un prezzo giusto alla terra toglie ossigeno al caporale.
Il punto sulla casa chiede un obiettivo preciso, approvato con il 99,2%: nessun edificio pubblico vuoto, con censimento, recupero e assegnazione in tempi certi degli immobili pubblici inutilizzati, compresi i beni confiscati alle mafie.36 Nel capitolo sulla legalità ci sono più forza alla Direzione nazionale e alle Direzioni distrettuali antimafia (99,2%) e appalti con verifiche preventive e flussi di denaro tracciati (99,0%).4
Al 9 novembre 2025 gli immobili confiscati censiti in Italia erano 43.326, e poco meno della metà, 21.662, non era ancora stata destinata. Sicilia, Campania e Calabria ne concentrano il 60%.21 Sono appartamenti, ville, terreni e capannoni che potrebbero diventare case per chi aspetta un alloggio popolare, centri diurni, sedi di associazioni. Dove la criminalità ha tolto di più, la restituzione può dare di più.
Il Patto generazionale, votato in una scheda a parte, propone tra l'altro un abbonamento nazionale unico ai trasporti per gli under 30, gratuito sotto una soglia ISEE, finanziando anche i collegamenti serali e quelli verso università, poli produttivi e aree interne; e un compenso minimo obbligatorio per i tirocini.7 Per un Sud che tra il 2022 e il 2024 ha visto partire 175.000 giovani tra i 25 e i 34 anni, ogni misura che rende possibile restare conta.11
E c'è il punto sui controlli: restituire alla Corte dei conti il controllo concomitante su PNRR, sanità e grandi opere, «si corregge in corso d'opera, non a danno avvenuto» (99,3%).35 Al Mezzogiorno il PNRR ha riservato per legge almeno il 40% delle risorse assegnabili ai territori: è quindi il Sud ad avere più da perdere quando un'opera si ferma a metà.
Un programma che non nomina il Sud non è un programma contro il Sud. Ma un diritto universale non chiude da solo un divario, per due ragioni. La prima: dove mancano le strutture, i soldi arrivano più lentamente, perché prima di spenderli servono progetti, personale e cantieri, e i Comuni con meno uffici tecnici partono svantaggiati. La seconda: se una misura nazionale viene finanziata in proporzione a quanto già si spende, riproduce la distanza invece di ridurla.
Nel documento dei venti punti non abbiamo trovato né un riferimento ai Livelli essenziali delle prestazioni, i LEP, né all'autonomia differenziata, due temi decisivi per chi vive al Sud.3 Nel Patto generazionale gli iscritti hanno invece approvato una proposta di grande buon senso: valutare l'impatto generazionale di ogni decisione pubblica (94,3%).4 Lo stesso principio si può applicare ai territori.
Proponiamo, come Prima gli Ultimi, che il programma della coalizione accompagni ogni misura con una valutazione d'impatto territoriale, sul modello di quella generazionale che gli iscritti hanno già approvato: prima di varare una legge si dice quanto di quella misura arriverà al Sud, in quanto tempo, e con quali strutture.
In concreto, tre impegni verificabili. Primo: le risorse per nidi, tempo pieno e vita indipendente si distribuiscono in base al fabbisogno, cioè a quanti posti o servizi mancano, e non in base a quanto si spende oggi. Secondo: per i Comuni che non hanno uffici tecnici sufficienti, lo Stato mette a disposizione personale e progettisti, perché i soldi non restino fermi. Terzo: ogni anno il governo pubblica i numeri della stazione di arrivo, cioè posti al nido, iscritti al tempo pieno, spesa per persona con disabilità, perdite idriche, regione per regione.
È il metodo di Nova applicato fino in fondo: decidere insieme, e poi misurare se quello che si è deciso arriva davvero a tutti.
Chi oggi paga i divari che questi dieci punti possono ridurre non sono i territori in astratto: sono persone precise. La madre che non torna al lavoro perché il nido non c'è. Il ragazzo che fa il cameriere per meno di 9 euro l'ora. La famiglia che prende il treno per Milano o Bologna per una visita o un intervento. Il figlio che assiste un genitore non autosufficiente senza contributi e senza nessuno che lo sostituisca. Il paese che apre il rubinetto e non trova l'acqua che si è persa nei tubi.
| Chi porta il costo oggi | Il punto approvato che lo riguarda |
|---|---|
| Chi deve curarsi lontano da casa | Sanità nazionale, tempi massimi uguali in tutta Italia, fondo contro le attese |
| Chi lavora per meno di 9 euro l'ora | Salario minimo legale indicizzato |
| Le famiglie senza nido e senza tempo pieno | Nidi gratuiti, 13,5 miliardi alle scuole, obbligo davvero gratuito |
| Le persone con disabilità e chi le assiste | Vita indipendente, reddito e contributi per i caregiver, pensioni di invalidità dignitose |
| Chi vive dove l'acqua si perde o si razionano i rubinetti | Piano nazionale contro le perdite idriche |
| Chi ospita gli impianti e paga la bolletta piena | Prezzi più bassi nei territori che producono energia |
Tre cose. Il confronto dentro la coalizione progressista: i venti punti sono la proposta del Movimento, e il programma comune dovrà ancora essere scritto insieme agli alleati. La nuova delibera sul Ponte sullo Stretto, attesa entro ottobre: da quella decisione dipende se i 13,5 miliardi resteranno legati all'opera. E la manovra di bilancio per il 2027, che dirà quanto spazio c'è oggi, in Parlamento, per le misure che al Sud valgono di più.
I venti punti di Nova non nominano il Mezzogiorno. Ma messi accanto ai dati raccontano un'altra storia: il salario minimo tocca un lavoratore su quattro al Sud, i nidi gratuiti servono dove ce ne sono 15 ogni 100 bambini, la vita indipendente conta dove i Comuni spendono meno della metà, l'acqua va salvata dove se ne perde due terzi.
Il Sud non ha bisogno di un capitolo a parte. Ha bisogno che i diritti uguali arrivino davvero anche qui, con i tempi, le strutture e i soldi necessari. Per questo proponiamo una clausola Sud per ogni punto del programma. Perché prima gli ultimi non è uno slogan: è l'ordine in cui si misura se una politica ha funzionato.
Prima gli Ultimi è un progetto di analisi politica che si riconosce nei valori del Movimento 5 Stelle, e lo dichiara. Utilizza fonti istituzionali, documenti ufficiali e stampa professionale registrata. In questo articolo non compare alcun nome di persona fisica, di società commerciale o di associazione; gli enti sono citati per funzione.
Questo articolo afferma che i venti punti e le percentuali di voto riportati sono quelli pubblicati dal Movimento 5 Stelle sul proprio sito dopo la votazione del 18-20 settembre 2026; che i dati territoriali provengono dalle fonti indicate in nota; che, nel testo del documento dei venti punti da noi consultato, non compare un capitolo dedicato al Mezzogiorno né un riferimento esplicito ai LEP o all'autonomia differenziata. La lettura secondo cui le proposte valgono di più al Sud è un'analisi della redazione, costruita accostando i dati alle proposte; lo stesso vale per il giudizio del titolo, secondo cui il programma «si rivela il più grande alleato delle regioni del Sud»: è una valutazione politica della redazione, non il risultato di un confronto quantitativo con altri programmi.
Questo articolo non afferma che le proposte, se attuate, produrrebbero effetti quantificati: il documento non riporta stime di costo né di ripartizione territoriale, e noi non ne abbiamo costruite. Non afferma che il programma sia stato scritto trascurando il Sud: rileva che il Sud non è nominato e ne trae una proposta. La clausola Sud e le leve d'azione sono opinioni della redazione, nell'esercizio del diritto di critica e di proposta politica.
Sette limiti dichiarati. Primo: la quota di rapporti di lavoro sotto i 9 euro l'ora è una stima ISTAT su dati del 2019, presentata in Parlamento nel 2023; è la più recente con dettaglio territoriale che abbiamo trovato. Secondo: i dati provengono da anni diversi (dal 2019 al 2026) perché per ciascun tema abbiamo usato l'ultimo disponibile; i confronti vanno letti dentro ogni riga, non tra righe diverse. Terzo: le percentuali di sì sono calcolate sui votanti, che sono stati tra il 36% e il 42% degli aventi diritto a seconda della scheda. Quarto: il Patto generazionale è stato votato in una scheda a parte da 1.870 iscritti. Quinto: il Mezzogiorno non è uniforme; la Basilicata, per esempio, ha il 62,3% di tempo pieno alla primaria, il Molise un saldo sanitario positivo, e i Comuni delle Isole spendono per persona con disabilità 2.755 euro, in linea con il Nord: il dato di 1.070 euro riguarda le sole regioni del Sud continentale. Sesto: i dati sul lavoro irregolare provengono da un'elaborazione su dati ISTAT pubblicata a giugno 2026, ripresa dalla stampa. Settimo: il numero delle adesioni al percorso (oltre 15mila, il 43% non iscritti) è riportato dalla stampa su dati del Movimento; non abbiamo trovato un documento ufficiale con il dettaglio per fase. Il programma finale, invece, è stato votato dai soli iscritti, come indicato sopra.
Qualunque ente o soggetto citato in questo articolo, anche indirettamente, che ne ritenga inesatto un passaggio può scrivere a carmine.supino.74 - at - gmail.com: pubblicheremo la rettifica o la replica con lo stesso rilievo dato al testo originale, e con la stessa evidenza grafica.
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