Nella classifica nazionale della carenza di medici di famiglia, pubblicata a marzo, la Sicilia risulta tra le tre regioni senza carenza e alla Calabria ne mancano appena 43. Solo la Campania compare tra le più colpite: 643 medici in meno e il record italiano di pensionamenti in arrivo, 1.147 entro il 2028. Letta così, la questione sembrerebbe tutta campana. Ma la stessa fonte avverte che quelle sono medie regionali, e che il fabbisogno vero si misura paese per paese. E paese per paese, in queste settimane, il quadro è un altro: un'isola delle Eolie senza medico stabile da agosto, un'altra senza medico del tutto, un borgo irpino a 35 chilometri dal primo ambulatorio, un comune calabrese di oltre 4.000 abitanti con un solo medico di famiglia.
Il 17 marzo 2026 una fondazione indipendente di ricerca sulla sanità ha pubblicato la stima più completa oggi disponibile sui medici di famiglia in Italia. Al 1° gennaio 2025 ne mancano 5.716 rispetto al parametro di riferimento di un medico ogni 1.200 assistiti; tra il 2019 e il 2024 ne sono stati persi 5.197, il 14,1%; e tra il 2025 e il 2028 altri 8.180 raggiungeranno l'età della pensione.1 La classifica delle carenze in valore assoluto vede in testa la Lombardia (−1.540), poi il Veneto (−747) e al terzo posto la Campania (−643). Tre regioni non registrano alcuna carenza: Basilicata, Molise e Sicilia.2
A leggere solo questi numeri, il Sud sembrerebbe la parte d'Italia meno colpita, Campania esclusa. È una conclusione sbagliata, e a dirlo è la fonte stessa: al 1° gennaio 2025 «è possibile solo stimare la media regionale delle carenze, perché il fabbisogno reale viene definito dalle singole ASL nei rispettivi ambiti territoriali».2 Tradotto: una regione può avere, in media, abbastanza medici e lasciare comunque scoperti interi paesi.
Nel Mezzogiorno la media inganna più che altrove. Dove la popolazione cala, il numero di assistiti per medico può restare "in regola" anche mentre i medici se ne vanno; e dove il territorio è fatto di isole, montagne e borghi lontani, un medico in più nel capoluogo non compensa un medico in meno in un paese a un'ora di strada. La carenza del Sud non è solo di numeri: è di distanza. E le statistiche con cui oggi la si misura non la vedono.
Messe una accanto all'altra, Campania, Sicilia e Calabria raccontano tre versioni diverse dello stesso problema.
| Regione | Carenza stimata | Assistiti per medico | Medici persi 2019-2024 | Pensionamenti 2025-2028 |
|---|---|---|---|---|
| Campania | −643 | — | — | 1.147 |
| Sicilia | nessuna | 1.177 | −14,7% | 820 |
| Calabria | −43 | 1.242 | −20,2% | circa 420 |
| Italia | −5.716 | 1.383 | −14,1% | 8.180 |
Fonti: note 1-4. Dove la cella è vuota non abbiamo trovato il dato in una fonte ammessa.
La Campania ha il problema più visibile: medici già insufficienti e la più grande ondata di pensionamenti del Paese. La Sicilia, in media, ha più medici del necessario, 1.177 assistiti ciascuno contro i 1.383 della media italiana, ma ne ha persi quasi uno su sette in cinque anni e ne vedrà andare in pensione 820 entro il 2028.4 La Calabria è il caso più rivelatore: sulla carta è quasi in equilibrio, ma in cinque anni ha perso il 20,2% dei suoi medici di famiglia, sei punti più della media nazionale, e altri 420 circa lasceranno entro il 2028.3 Il rapporto tra medici e assistiti regge anche perché gli assistiti diminuiscono: è lo spopolamento a tenere in piedi la media.
Un segnale positivo c'è, e va registrato: nel 2025 i candidati al corso di formazione in medicina generale hanno superato i posti disponibili del 273% in Calabria e del 79% in Sicilia, contro una media italiana del 26%.34 I giovani medici meridionali ci sono. La domanda è se andranno dove servono.
Nelle ultime settimane la stampa del Sud ha raccontato, uno dopo l'altro, casi che nelle tabelle regionali non compaiono. Li riportiamo non come eccezioni, ma come la forma concreta che la carenza prende nel Mezzogiorno.
Le Eolie. Ad Alicudi, dal 1° agosto 2026, non c'è più un medico di medicina generale stabile; a Panarea il medico dell'isola ha lasciato l'incarico.56 Per Panarea l'azienda sanitaria di Messina ha aperto una procedura in due fasi, con disponibilità da comunicare entro il 24 settembre: prima un'offerta di ore aggiuntive ai medici già in servizio a Lipari, poi, se non basta, un incarico a tempo determinato di al massimo dodici mesi.7 È una risposta, ma è una risposta a termine. E su un'isola, "rivolgersi al medico del paese vicino" vuol dire prendere una nave.
Il Basso Ionio catanzarese. A Guardavalle, comune di oltre 4.000 abitanti tra la marina, il centro storico e le frazioni dell'entroterra, è rimasto un solo medico di famiglia.8 È la stessa regione che, in media, ha 1.242 assistiti per medico: un numero rassicurante che a Guardavalle non vale.
L'Alta Irpinia. Cairano, 281 abitanti censiti nel 2020, è classificato dalla Strategia Nazionale Aree Interne come comune "periferico", con un tempo medio di 59,1 minuti per raggiungere i servizi essenziali.10 Il 17 settembre, a un incontro istituzionale a Calitri alla presenza della presidenza della Regione Campania, è stato riportato che il paese è senza medico di medicina generale e che per una visita bisogna arrivare a Bisaccia, a circa 35 chilometri, senza un trasporto pubblico ritenuto adeguato.9 Nella stessa area, già a marzo, la carenza era segnalata in 25 comuni.11
Tre regioni, tre territori, lo stesso schema: isole, montagne, borghi piccoli e lontani. Anche in Calabria la stampa regionale, commentando i dati di marzo, aveva parlato di una carenza «invisibile», che si manifesta soprattutto «nelle aree interne e nei piccoli centri».12
Il medico di famiglia viene assegnato per ambiti territoriali, e le carenze vengono misurate contando gli assistiti. È un metodo che funziona in una città, dove dieci medici in un quartiere servono anche il quartiere accanto. Non funziona in un territorio dove tra un paese e l'altro ci sono un'ora di curve o un tratto di mare. Lì il problema non è quanti medici ci sono in una regione, ma quanto è lontano il primo, e chi, a ottant'anni e senza patente, riesce ad arrivarci.
È una questione che riguarda il Sud più di ogni altra parte d'Italia, perché è al Sud che si concentrano i paesi che si svuotano, le isole minori abitate tutto l'anno e le aree interne classificate come periferiche. Ed è per questo che il Mezzogiorno rischia di essere doppiamente penalizzato: prima perché perde i medici, poi perché le statistiche non registrano la perdita.
Qualcosa si muove. Oltre alla procedura aperta a Messina per Panarea, in Campania la Regione ha avviato a giugno la procedura 2026 per l'assegnazione degli incarichi vacanti di medico di assistenza primaria (decreto dirigenziale n. 37 del 9 giugno 2026).13 All'incontro di Calitri sono state discusse altre soluzioni: l'impiego temporaneo di medici in pensione, la telemedicina, l'infermieristica di comunità, trasporti migliori.9 Ad oggi, per quanto abbiamo potuto verificare, sono proposte e non ancora provvedimenti.
E c'è un caso che mostra bene il rischio di interventi che non si parlano. Il 10 settembre la Giunta regionale della Campania ha stanziato 5 milioni di euro per servizi sociali e sociosanitari, di cui 2 milioni per un progetto sperimentale contro la solitudine degli anziani nelle aree interne, da realizzare tramite gli Ambiti Sociali Territoriali.1415 È una misura giusta. Ma nei paesi dove oggi manca il medico, contrastare la solitudine senza portare anche un presidio di cure di base significa affrontare il secondo problema prima del primo.
Proponiamo, come Prima gli Ultimi, tre impegni che le Regioni del Sud possono assumere subito e che il Parlamento può rendere comuni a tutto il Paese.
Primo: un indicatore di distanza. Accanto al numero di assistiti per medico, ogni azienda sanitaria dovrebbe pubblicare, comune per comune, il tempo necessario per raggiungere il medico di famiglia più vicino. La classificazione delle aree interne esiste già e misura proprio questo per gli altri servizi essenziali: basta estenderla al medico di base.
Secondo: priorità ai paesi più lontani. Negli incarichi vacanti, i comuni periferici, ultraperiferici e le isole minori dovrebbero essere coperti per primi, con incentivi dedicati per chi accetta di lavorarci, invece di restare gli ultimi posti che nessuno sceglie.
Terzo: nessun fondo per le aree interne senza una clausola sanitaria. I progetti finanziati per gli anziani delle aree interne, a partire dai 2 milioni stanziati in Campania, dovrebbero prevedere nei comuni scoperti almeno un presidio minimo di cure primarie: telemedicina, infermiere di comunità, una presenza medica settimanale. Anche i fondi europei per la coesione, pensati proprio per i territori in ritardo, possono essere usati in questa direzione.
Chi paga questo vuoto sono le persone che hanno meno alternative: gli anziani soli, i malati cronici, chi non guida, chi vive su un'isola dove d'inverno le navi non partono sempre. Sono le stesse persone che non possono permettersi una visita privata o un viaggio in città. Un diritto che dipende dal chilometro in cui si vive non è più un diritto uguale per tutti.
| Chi porta il costo oggi | Chi ha la competenza di decidere |
|---|---|
| Gli abitanti delle isole minori senza medico stabile | Aziende sanitarie provinciali e Regione Siciliana (incarichi, incentivi) |
| I comuni con un solo medico per migliaia di abitanti | Aziende sanitarie e Regioni (assegnazione degli ambiti carenti) |
| Gli anziani dei borghi delle aree interne | Regioni e Comuni (fondi per le aree interne, trasporto pubblico locale) |
| Tutto il Mezzogiorno, se le statistiche non vedono le distanze | Governo e Parlamento (criteri nazionali per misurare le carenze) |
Ministero della Salute e Conferenza Stato-Regioni (criteri nazionali per la medicina generale); Regione Campania, Regione Siciliana e Regione Calabria; le aziende sanitarie di Avellino, Messina e Catanzaro; gli Ambiti Sociali Territoriali; il Dipartimento per le Politiche di Coesione (Strategia Nazionale Aree Interne); i Comuni coinvolti, da Cairano e Calitri a Guardavalle, fino al Comune di Lipari, da cui dipendono Alicudi e Panarea.
Due fatti campani, diversi dal tema di questo articolo. Il primo report Agenas 2026 sulle liste d'attesa colloca la Campania al 7° posto nazionale, con l'84,5% delle prestazioni erogate entro i tempi massimi nel primo semestre dell'anno.16 Sulla Terra dei Fuochi, a fine luglio il Governo ha annunciato 200 milioni di euro per le bonifiche con la manovra di settembre, in aggiunta ai 60 milioni già stanziati: resta da vedere se e quando diventeranno un atto.17
Nelle tabelle nazionali il Sud sembra cavarsela: la Sicilia non ha carenza, la Calabria quasi. Solo la Campania, con 643 medici in meno e 1.147 pensionamenti in arrivo, suona l'allarme. Ma la media non vede Alicudi, Panarea, Cairano, Guardavalle. Non vede i paesi in cui il medico se ne va e non arriva nessuno, perché intanto se ne sono andati anche i pazienti.
Misurare la carenza in minuti, dare la precedenza ai paesi più lontani, non finanziare nulla per le aree interne senza una clausola sanitaria: sono tre cose concrete, e si possono fare. Prima gli ultimi vuol dire cominciare da lì.
Prima gli Ultimi utilizza esclusivamente fonti istituzionali, agenzie di stampa e stampa professionale registrata. In questo articolo non compare alcun nome di persona fisica, di società commerciale o di associazione: enti e soggetti collettivi sono citati per funzione.
Questo articolo afferma che, secondo la stima pubblicata il 17 marzo 2026 da una fondazione indipendente di ricerca sulla sanità, le carenze regionali di medici di famiglia sono quelle indicate; che la stessa fonte avverte che si tratta di medie regionali; che nei territori citati la stampa registrata e le agenzie hanno riportato, nelle date indicate, l'assenza o la scarsità di medici di famiglia; che l'azienda sanitaria di Messina ha avviato la procedura descritta; che la Regione Campania ha stanziato le somme indicate.
Questo articolo non afferma alcuna responsabilità, negligenza o omissione di persone o uffici specifici: la carenza di medici è trattata come un problema di sistema, non come colpa individuale. Non afferma che le soluzioni discusse a Calitri siano state deliberate. Non afferma che nei casi citati la situazione sia rimasta invariata dopo le date delle fonti: alcune procedure erano in corso. La lettura secondo cui la media regionale nasconde la carenza del Sud, e le tre proposte, sono valutazioni della redazione, nell'esercizio del diritto di critica e di proposta politica.
Limiti dichiarati. Primo: il parametro di un medico ogni 1.200 assistiti è una soglia di confronto, non un obbligo di legge. Secondo: per la Campania non abbiamo trovato in una fonte ammessa, con conferma incrociata, il numero di assistiti per medico e la variazione 2019-2024; le celle sono lasciate vuote. Terzo: il dato calabrese sui pensionamenti è indicato come «circa 420» dalla fonte. Quarto: i casi di Alicudi, Panarea, Guardavalle e Cairano sono ricostruiti su stampa registrata e agenzie, non su atti delle aziende sanitarie consultati direttamente, con l'eccezione della procedura di Messina. Quinto: il caso di Guardavalle è confermato anche da un'emittente locale registrata che non linkiamo perché il suo indirizzo contiene il nome di un gruppo politico; alcune notizie su questi territori riportate da una sola testata (tra cui iniziative di protesta e singoli episodi) non sono state usate. Sesto: i dati demografici su Cairano risalgono alla rilevazione SNAI del 2020. Settimo: non è stato reperito il numero della delibera campana del 10 settembre 2026, nota da comunicato ripreso da due testate registrate.
Qualunque ente o soggetto citato in questo articolo, anche indirettamente, che ne ritenga inesatto un passaggio può scrivere a carmine.supino.74 - at - gmail.com: pubblicheremo la rettifica o la replica con lo stesso rilievo dato al testo originale.
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