Dove vanno davvero i soldi
Nel 2025 la spesa militare italiana raggiunge i 33 miliardi di euro, con un aumento del 12,5% rispetto al 2024. Gli investimenti in nuove armi sono passati da 7,3 miliardi nel 2021 a 13 miliardi nel 2025: +77% in quattro anni.
Dall'inizio della legislatura Meloni: 27 nuovi programmi militari per 34,6 miliardi di euro:
- 8,2 miliardi per 270 carri armati
- 7,5 miliardi per 24 caccia
- 15 miliardi per il programma F-35
Il Ponte sullo Stretto: 14,7 miliardi di euro, nonostante la Corte dei Conti abbia negato il visto di legittimità nell'ottobre 2025, evidenziando che i pedaggi non garantiscono neanche metà dei costi di manutenzione annua.
Calabria e Sicilia
Il ciclone Harry devasta il Sud. Risposta del Governo: 100 milioni di euro come prima tranche per interventi di somma urgenza.
Esistono altri investimenti: 3,8 miliardi per la SS 106 in tre anni, 1,2 miliardi dal PNRR. Ma arrivano sempre dopo l'emergenza, mai prima. Non esiste un "Piano Strategico Sud 2025-2035" con fondi certi e programmati come per gli armamenti.
La differenza tra programmare e rattoppare
✓ Programmato (certezza pluriennale)
33 miliardi/anno per la difesa
13 miliardi/anno per nuove armi
14,7 miliardi per il Ponte
✗ Emergenziale (dopo il disastro)
100 milioni per il ciclone
Fondi PNRR "a necessità"
Investimenti frammentati post-tragedia
Cosa potremmo fare con la stessa determinazione
Un piano decennale da 25-30 miliardi per Calabria e Sicilia — meno del Ponte più due anni di nuove armi — genererebbe:
- 150.000–200.000 posti di lavoro diretti
- Indotto economico 1:2 (ogni euro investito ne genera 2)
- Risparmio pubblico (prevenire costa 1/6 dell'emergenza)
- Fine dello spopolamento
- Leadership europea in resilienza climatica
La domanda che brucia
Se possiamo programmare 270 carri armati per 8,2 miliardi con quattro anni di anticipo, perché dobbiamo aspettare i disastri del maltempo per stanziare 100 milioni?
Se il Ponte va avanti nonostante la Corte dei Conti, perché la messa in sicurezza del territorio deve aspettare?
Non è un problema di soldi. È un problema di priorità.
I soldi ci sono: 33 miliardi all'anno li troviamo. La volontà politica anche: il Ponte ne è la prova. Semplicemente, un carro armato vale più di una frana. Un caccia vale più di un argine. Un ponte che non serve vale più di mille strade che crollano.
Finché sarà così, i 100 milioni post-disastro costeranno sempre più dei miliardi che avremmo dovuto investire prima.
Ma almeno i carri armati non affogano.