Da Berlino a Buenos Aires, da Washington a Roma: trent'anni di austerità, guerre "umanitarie" e identitarismo da salotto hanno regalato il voto popolare ai populismi di destra. Eppure, dove la sinistra ha avuto il coraggio di restare socialista, ha vinto, governato e cambiato la vita reale delle persone.
C'è un'ossessione ricorrente nelle redazioni del cosiddetto mondo progressista: spiegare la vittoria dei "populismi" come un misterioso virus dell'anima collettiva, una regressione antropologica, un improvviso rigurgito di irrazionalità nelle masse. Gli elettori sono "arrabbiati", "manipolati dagli algoritmi", "incapaci di capire la complessità". La colpa è sempre loro — mai dei partiti che, chiamandosi "di sinistra", li hanno traditi metodicamente per trent'anni.
Ogni volta che un partito storicamente legato alla classe lavoratrice ha abbracciato la dottrina liberista, l'austerità e l'identitarismo svuotato di contenuto materiale, ha perso il proprio elettorato e creato il vuoto politico che i movimenti populisti di destra hanno occupato. Per converso, ogni volta che una sinistra ha avuto il coraggio di restare davvero socialista, ha vinto e governato a lungo.
Questa non è una questione di "comunicazione" o di carisma della leadership. È una questione di contenuto di classe. Quando smetti di rappresentare materialmente gli interessi dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati e dei precari, quegli elettori non scompaiono: vanno da chi promette loro qualcosa — anche se quella promessa è demagogica e irrealistica.
Questo reportage documenta questo ciclo in cinque contesti nazionali diversi — Ungheria, USA, Italia, Argentina, Germania/Francia — e poi analizza i controesempi positivi: Portogallo, Bolivia, Brasile, Scandinavia, New Deal americano. Paesi in cui la sinistra ha avuto il coraggio di restare davvero socialista. E ha vinto.
C'è una data che andrebbe studiata in ogni corso di scienze politiche: settembre 2006. In quell'autunno la radio pubblica ungherese trasmette la registrazione di un discorso pronunciato a porte chiuse dal Primo Ministro socialista davanti al proprio gruppo parlamentare. Le parole del premier sono di una franchezza devastante.
«È evidente che abbiamo mentito per tutto l'ultimo anno e mezzo, due anni. Era assolutamente chiaro che quello che dicevamo non era vero. Abbiamo mentito al mattino, abbiamo mentito alla sera, abbiamo mentito di notte.»
Il premier stava cercando di convincere il proprio partito ad accettare un massiccio pacchetto di austerità neoliberista — tagli alla sanità, all'istruzione, ai salari pubblici, aumenti fiscali — imposto dall'Unione Europea per riportare il deficit nei parametri di Maastricht. Le stesse politiche che il partito aveva esplicitamente promesso di non applicare durante la campagna elettorale.
Quando la registrazione diventa pubblica, Budapest esplode. La risposta del governo socialista è brutale: la polizia carica i manifestanti, spara proiettili di gomma, ferisce centinaia di persone. Quelle immagini — una polizia nominalmente "di sinistra" che manganella operai e studenti per difendere un piano di tagli imposto da Bruxelles — entrano nella memoria collettiva ungherese come il momento in cui la sinistra post-comunista rivela la propria vera natura: un apparato tecnocratico senza radici nella classe lavoratrice.
La destra cavalca con abilità la rabbia popolare. Quando nel 2008 arriva la crisi finanziaria globale e il governo socialista firma il pacchetto FMI–UE da 20 miliardi di euro in cambio di ulteriori tagli, il partito socialista ungherese è politicamente terminato.
Con la maggioranza dei due terzi la destra potè fare ciò che volle: nuova Costituzione, ridefinizione dei collegi elettorali, controllo dei media pubblici, sostituzione dei giudici costituzionali, restrizione delle organizzazioni della società civile. Sedici anni di potere ininterrotto, costruiti sulle macerie morali di quel discorso del 2006.
Per capire come un paese capace di costruire il New Deal degli anni '30 sia arrivato a eleggere per due volte un miliardario anti-sistema, bisogna ripercorrere i decenni intercorsi.
«Non dovrebbe sorprendere nessuno che un partito che ha abbandonato la classe lavoratrice scopra che la classe lavoratrice ha abbandonato lui.»
Il caso italiano è forse il più tragico, perché parte da una situazione eccezionale: il più grande partito comunista d'Occidente, con oltre due milioni di iscritti negli anni '70, una rete capillare di sezioni, cooperative, sindacati, cultura popolare radicata in ogni quartiere d'Italia. Tutto questo si è dissolto in una generazione.
L'analisi dei flussi elettorali del 2022 rivela che oltre un terzo del voto operaio è andato alla coalizione di destra. La sinistra nel suo complesso raccoglie meno del 20% tra i lavoratori manuali. È diventata il partito dei laureati delle ZTL delle grandi città.
L'Argentina dimostra il principio nella sua forma più acuta: quando il movimento che si dichiara "popolare" tradisce le sue promesse, l'elettorato popolare va all'estrema destra.
Nel novembre 2023, con l'inflazione al 211% e la povertà ufficiale al 41,7%, un movimento anarchico-capitalista di appena due anni vince il ballottaggio con il 55,7% dei voti. Il costo della "terapia d'urto" è stato enorme: povertà al 53% nel primo semestre 2024. Ma in un paese esausto, bastava che l'inflazione mensile scendesse per mantenere un certo consenso.
| Paese | Governo di sinistra | Politica applicata | Conseguenza elettorale |
|---|---|---|---|
| 🇩🇪 Germania | Governo socialdemocratico, 2003 | "Agenda 2010": taglio drastico ai sussidi di disoccupazione, pressione sanzionatoria sui senza lavoro di lungo periodo, creazione di un settore di lavoro a bassissimo salario | SPD crolla. Nasce un partito di estrema destra: alle elezioni 2025 raggiunge il 20,8%, secondo partito del paese |
| 🇫🇷 Francia | Governo socialista eletto nel 2012 con lo slogan "il mio nemico è la finanza" | Flessibilizzazione del lavoro (contestata da mesi di proteste), crediti d'imposta alle imprese da 40 miliardi, rispetto dell'austerità europea | Alle presidenziali 2017 il candidato socialista prende il 6,4%. L'estrema destra diventa primo partito alle europee 2024 (31,4%) |
Fin qui la diagnosi. Ma la sinistra può ancora vincere? La risposta documentata è: sì, ovunque abbia avuto il coraggio di restare davvero socialista.
| Paese / Periodo | Politiche chiave | Risultati sociali | Risultati elettorali |
|---|---|---|---|
| 🇵🇹 Portogallo 2015–2022 |
Patto con comunisti e sinistra radicale; salario minimo +40% in 6 anni; ripristino pensioni; blocco privatizzazioni | PIL +7% nel 2016-18; disoccupazione dal 16% al 6,2%; deficit allo 0,5% senza austerità | Prima maggioranza assoluta nella storia portoghese moderna: 41,7% nel 2022 |
| 🇧🇴 Bolivia 2006–2019 |
Nazionalizzazione degli idrocarburi; PIL quadruplicato; trasferimenti monetari per famiglie povere, anziani, madri | Povertà dal 60% al 35%; povertà estrema dimezzata; salario minimo triplicato | 3 elezioni consecutive vinte (2005, 2009, 2014) |
| 🇧🇷 Brasile 2003–2010 e 2023– |
Bolsa Família; salario minimo +50% reale; accesso all'università per le fasce povere | 30 mln entrati nella classe media; nel 2023: 8,7 mln usciti dalla povertà (10.875 persone al giorno) | Vince 2 elezioni (2002, 2006); rieletto nel 2022 battendo il candidato di destra uscente |
| 🌍 Scandinavia 1932–1980 |
Tasse alte e progressive; sanità universale gratuita; sindacati forti; contrattazione collettiva vincolante | Gini tra i più bassi del mondo; aspettativa di vita altissima; economie competitive | Socialdemocratici svedesi al governo quasi ininterrottamente dal 1932 al 1976 (44 anni) |
| 🇺🇸 New Deal USA 1933–1939 |
Pensioni universali; diritto al sindacato; separazione banche commerciali/speculative; imposte al 91% sui redditi più alti; processi ai responsabili del crollo del 1929 | Disoccupazione dal 25% all'8% in sei anni; costruzione del ceto medio americano | 4 vittorie elettorali consecutive: unico presidente americano a riuscirci nella storia |
I movimenti populisti di destra che hanno vinto negli ultimi vent'anni non sono apparsi dal nulla. Sono il prodotto politicamente prevedibile del tradimento di classe consumato dalle sinistre di governo negli ultimi trent'anni.
A ciò si è aggiunta una dimensione culturale decisiva: l'identitarismo svuotato. Le sinistre hanno progressivamente sostituito le rivendicazioni materiali — salario, casa, sanità, scuola, pensioni — con rivendicazioni esclusivamente simboliche. Senza nulla togliere alla legittimità di queste battaglie, non possono sostituire il conflitto di classe.
| Proposta | Dettaglio | Modello |
|---|---|---|
| 1. Sanità universale gratuita | Investimento pubblico massiccio, senza tagli mascherati da "efficienza" | Scandinavia, SSN originario |
| 2. Salari e contratti | Salario minimo ai livelli europei più alti, contrattazione collettiva estesa, abolizione della precarietà aggressiva | Portogallo, Scandinavia |
| 3. Tassazione dei patrimoni | Imposta progressiva sui grandi patrimoni, vera tassa di successione, tassazione effettiva delle multinazionali | New Deal (91% sui redditi alti) |
| 4. Rifiuto dell'austerità | Riapertura del dibattito sulle regole di bilancio europee, BCE orientata all'occupazione oltre che alla stabilità dei prezzi | Portogallo 2015–2022 |
Chi si definisce "riformista moderno" e tradisce queste quattro promesse fondamentali non è di sinistra: è il promotore inconsapevole — o consapevole — della destra che verrà dopo.
La domanda finale non è se la sinistra possa ancora vincere. La risposta documentata è sì — ovunque sia disposta a essere davvero di sinistra. La domanda è se i suoi attuali dirigenti abbiano l'intelligenza e il coraggio di accettare la lezione storica.