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Politica Nazionale 🔎 Radar Campania · Inchiesta n.7 · Agro nocerino-sarnese, un territorio mai raccontato da questa rubrica

Il Sarno è ancora
«cattivo»

«Scarso» e «cattivo» non sono aggettivi nostri: sono le classi con cui il monitoraggio ufficiale descrive quasi tutti i corpi idrici del bacino del Sarno. In un'audizione parlamentare, a marzo, il fiume è stato definito «il fiume più inquinato in assoluto in Europa». Dietro ci sono trentaquattro anni di dichiarazioni di rischio, commissari, grandi progetti e centinaia di milioni programmati. Davanti ci sono quindici scarichi ancora aperti e una regola europea che dal 2027 allarga gli obblighi a paesi e frazioni che nessuno ha ancora contato.

📅 2 settembre 2026  ·  🕐 Lettura: ~8 minuti  ·  📊 Fonti: Camera dei deputati, ARPAC/SNPA, Gazzetta Ufficiale, EUR-Lex, Regione Campania, Ente Idrico Campano, ANSA (link a piè di articolo)  ·  Prima gli Ultimi

Partiamo da una buona notizia, perché esiste. A Nocera Inferiore, il 30 gennaio 2024, sono stati chiusi gli scarichi di via Martinez y Cabrera, che finivano nel torrente Cavaiola: con quell'intervento — circa 1,378 milioni di euro di fondi regionali — altre ottomila persone sono state collegate alla rete che porta i reflui al depuratore di Angri, e si è completata la chiusura dei quindici scarichi in ambiente individuati nel territorio comunale.1

Ora la notizia cattiva, ed è cattiva in senso tecnico. Nel monitoraggio dell'agenzia regionale per la protezione ambientale sul triennio 2021-2023 — dieci corpi idrici del bacino, undici stazioni di campionamento — nessuna stazione raggiunge lo stato ecologico «buono». Quattro si fermano a «sufficiente»; le altre sette sono classificate «scarso» o «cattivo». Sullo stato chimico va peggio: una sola stazione su undici risulta «buono», le altre dieci «non buono».2

Queste due notizie stanno insieme, e insieme spiegano la denuncia di questo articolo. Non è che non si faccia niente: si fa, e si vede. È che si fa da trentaquattro anni, con dichiarazioni di emergenza, strutture commissariali, grandi progetti e centinaia di milioni programmati — e il risultato, misurato dagli strumenti dello Stato e non da noi, è un fiume ancora in fondo alla scala.

Il Sarno non è una maledizione geologica. È un fiume di 24 chilometri in un bacino di poche centinaia di chilometri quadrati: tecnicamente, uno dei problemi ambientali più circoscritti d'Italia. Se dopo trentaquattro anni di atti pubblici la classificazione ufficiale è ancora «cattivo», il problema non è la difficoltà dell'opera: è che a nessuno di quei traguardi è mai stato agganciato un obbligo di rendere conto, pubblicamente e a una data fissa, di che cosa fosse stato fatto. Per questo il pezzo che segue non chiede indignazione, ma tre cose scritte: gli elenchi, le scadenze, i responsabili delle competenze.

«È uno dei fiumi, se non il fiume più inquinato in assoluto in Europa.»
Intervento di un deputato nell'audizione dell'assessore regionale competente davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, seduta del 10 marzo 2026, resoconto stenografico3
0 su 11 le stazioni di monitoraggio del bacino che raggiungono lo stato ecologico «buono» nel triennio 2021-2023
15 gli scarichi in ambiente ancora da chiudere al 17 luglio 2026, su 113 censiti dal programma di risanamento
34 anni dalla dichiarazione del bacino come «area ad elevato rischio di crisi ambientale», nell'agosto 1992
1.000 a.e. la nuova soglia europea per l'obbligo di raccolta e trattamento: era 2.000 abitanti equivalenti

Trentaquattro anni di atti pubblici

Questa non è una cronologia di colpe: è una cronologia di documenti. Serve solo a rispondere alla domanda che ogni volta torna nei commenti sotto ai post — «ma perché non lo puliscono?» — con la risposta esatta: ci hanno provato, ripetutamente, e ogni volta con una scadenza.

AGO 92
Il bacino del Sarno è dichiarato «area ad elevato rischio di crisi ambientale».4
1995
Viene dichiarato lo stato di emergenza socio-economico-ambientale.4
2003
Viene nominata una struttura commissariale straordinaria per il disinquinamento e stanziati circa 50 milioni per la rimozione dei sedimenti. Nello stesso anno si insedia una Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'inquinamento, che lavora fino al 2006.4
2012
«Grande Progetto» per il recupero del fiume Sarno: circa 217 milioni a valere sui fondi europei 2007-2013, ventidue interventi infrastrutturali, completamento previsto nel 2015.3,4
2018
Programmati circa 401 milioni per la mitigazione del rischio idraulico nel bacino.3
2020
Nuovo protocollo tra Regione, ente idrico regionale e gestore del servizio idrico per accelerare fognature e depurazione: circa 79,7 milioni. Nasce il programma di risanamento che censisce 113 scarichi da eliminare.4
21-27
Nella programmazione europea in corso, secondo quanto esposto in audizione parlamentare, sono destinati al bacino circa 550 milioni per un pacchetto di interventi di risanamento ambientale e di sicurezza idraulica.3
GEN 26
Scarichi eliminati: 89 su 113. Ne restano 24.5
LUG 26
Scarichi eliminati: 98 su 113. Ne restano 15. Gli abitanti interessati dal programma sono 421mila, circa l'80% collegato alla depurazione.6
AGO 26
La Regione pubblica il bando da 406.990.761,29 euro per la sicurezza idraulica e la riqualificazione ambientale del bacino: sette lotti, ventitré comuni, fondi della politica di coesione europea 2021-2027. Le offerte si chiudono il 25 settembre 2026, l'aggiudicazione è attesa a novembre.9
LUG 27
Scadenza: entro il 31 luglio 2027 l'Italia deve recepire la direttiva europea che abbassa da 2.000 a 1.000 abitanti equivalenti la soglia degli obblighi di raccolta e trattamento.7

Quelle cifre non vanno sommate: riguardano periodi diversi, fonti diverse e finalità diverse — il rischio idraulico non è il disinquinamento, e ciò che è programmato non è ciò che è speso. Ma non serve sommarle. Basta leggerle in fila, e poi rileggere la classificazione del 2021-2023.

I fatti, uno per uno

  1. Il bacino. Il Sarno è lungo 24 chilometri e raccoglie un bacino che le fonti consultate indicano tra i 550 e i 600 chilometri quadrati, su 38 comuni di tre province — Salerno, Napoli, Avellino — per una popolazione compresa tra i 720mila e gli oltre 750mila abitanti. I corpi idrici monitorati sono dieci, con undici stazioni di campionamento e circa ottanta campioni d'acqua all'anno.2,3
  2. Le pressioni misurate. Il documento tecnico dell'agenzia regionale elenca, come pressioni sul bacino: scarichi civili non collettati, con valori altissimi di coliformi fecali; contaminazione industriale con cromo totale diffuso, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e PFAS; agricoltura intensiva fino a quattro cicli colturali l'anno, con elevato consumo di fitofarmaci e residui rilevati di glifosate, AMPA e boscalid; e la presenza storica dei poli conciario e conserviero.2
  3. Le criticità dette in Parlamento. Nell'audizione del 10 marzo 2026 davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, dedicata alla situazione di Scafati, San Marzano sul Sarno, Angri e Sarno, l'assessore regionale competente ha indicato tra i nodi aperti l'assenza di una costante attività di manutenzione degli alvei, il ritorno in superficie dei reflui durante le esondazioni e l'impermeabilizzazione del suolo dovuta anche a costruzioni lungo i corsi d'acqua.3
  4. Il lavoro fatto, in cifre. Il programma avviato con il protocollo del 2020 ha censito 113 scarichi che recapitavano direttamente in ambiente. Al 27 gennaio 2026 gli eliminati erano 89, con 24 residui; al 17 luglio 2026 erano 98, con 15 residui. L'ultimo intervento reso noto riguarda lo scarico di via San Felice a Mercato San Severino, che recapitava nel Solofrana: i reflui di 2.196 abitanti sono stati indirizzati al depuratore di Nocera Superiore.5,6
  5. La regola europea che cambia il conto. La direttiva (UE) 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane, pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea il 12 dicembre 2024, va recepita entro il 31 luglio 2027 e abbassa da 2.000 a 1.000 abitanti equivalenti la soglia oltre la quale un agglomerato deve avere rete di raccolta e trattamento.7 Secondo le ricostruzioni tecniche della direttiva, per gli agglomerati tra 1.000 e 2.000 abitanti equivalenti il termine di adeguamento è fissato al 31 dicembre 2035. La delega al Governo per il recepimento è già nella legge 17 marzo 2026, n. 36, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 marzo 2026: alla data di pubblicazione di questo articolo non risulta ancora adottato lo schema di decreto legislativo.8
  6. C'è già un conto europeo aperto, e non da oggi. Sulla vecchia direttiva europea in materia di acque reflue urbane l'Italia è stata condannata più volte dalla Corte di giustizia dell'Unione: con la sentenza del 31 maggio 2018 nella causa C-251/17 le sono state inflitte una somma forfettaria di 25 milioni di euro e una penalità di 165.000 euro al giorno fino all'adempimento, e una seconda condanna è arrivata il 6 ottobre 2021 nella causa C-668/19. Sono soldi pubblici che escono dal bilancio dello Stato. Sul bacino del Sarno, l'ente di governo d'ambito ha finanziato il completamento delle reti fognarie di Nocera Inferiore (14.750.000 euro), Nocera Superiore (3.648.000 e 2.507.479 euro) e Scafati (8.298.106,98 euro) indicando espressamente come obiettivo che «l'uscita dalle procedure di infrazione europee rappresenta un obiettivo che vogliamo raggiungere al più presto».10 Quali agglomerati del bacino siano formalmente inseriti negli elenchi delle procedure di infrazione, però, non siamo riusciti a stabilirlo dai documenti pubblici che abbiamo potuto consultare: è una domanda che vale la pena porre per iscritto, ed è la terza leva d'azione qui sotto.
  7. Quello che non siamo riusciti a trovare, ed è il punto. Nei canali istituzionali che abbiamo consultato non risulta pubblicato l'elenco puntuale dei quindici scarichi residui con la loro localizzazione comune per comune e il relativo cronoprogramma; non risulta pubblicata una ricognizione degli agglomerati del bacino compresi tra 1.000 e 2.000 abitanti equivalenti, cioè quelli che la nuova soglia europea porterà dentro l'obbligo; e non risulta pubblicato un quadro unico e leggibile di quanto, delle risorse programmate negli anni, sia stato effettivamente speso e su quali opere. Scriviamo «non risulta pubblicato» in senso stretto: significa che noi non l'abbiamo trovato pubblicato, non che non esista.

Perché è una questione di giustizia sociale

Un fiume in queste condizioni non pesa uguale su tutti. Pesa su chi ci vive accanto e non può scegliere dove abitare. Pesa su chi coltiva due ettari nell'Agro e si vede attaccare la reputazione dei propri pomodori insieme a quella dell'acqua, mentre le grandi filiere si tutelano da sole. Pesa su chi lavora nelle conserve e sente ripetere che l'alternativa è tra il lavoro e l'ambiente, come se fosse un destino e non una scelta di investimenti. Chi ha i mezzi si allontana, e da qui parte anche una parte dell'emigrazione dell'Agro. Chi non li ha resta, e paga in salute, in valore della casa, in possibilità.

Poi c'è la geografia degli obblighi, che è il pezzo meno visibile e più decisivo. Un obbligo europeo non è una cortesia: è un titolo che i cittadini possono far valere, e a cui corrispondono finanziamenti, programmi e scadenze. Sotto i 2.000 abitanti equivalenti, quel titolo non c'era. In un bacino fatto di città ma anche di frazioni e contrade tra i Monti Lattari e i Picentini, sono esattamente i posti più piccoli e con meno voce ad essere rimasti sotto la soglia.

📏 Che cosa vuol dire «mille abitanti equivalenti»

L'abitante equivalente (a.e.) non è una persona: è un'unità di misura del carico inquinante. Un abitante equivalente corrisponde al carico organico prodotto in un giorno da una persona — tecnicamente, sessanta grammi di ossigeno al giorno nella misura standard usata dalla normativa. Serve a mettere sullo stesso metro case, negozi e attività produttive: un pastificio, una conserviera, un caseificio o un albergo pesano per molti abitanti equivalenti pur avendo pochi residenti dentro.

La seconda cosa da sapere è che l'«agglomerato» non coincide con il Comune. È la zona in cui il carico è abbastanza concentrato da poter essere raccolto e portato a un depuratore, e i confini amministrativi non c'entrano: una frazione può essere un agglomerato a sé, un Comune può averne più d'uno, e due frazioni vicine di Comuni diversi possono formarne uno solo.

In pratica, la nuova soglia porta dentro l'obbligo i centri e le frazioni dell'ordine dei mille abitanti — cioè quello che dalle nostre parti si chiama semplicemente un paese, o una parte di paese. E siccome il conto si fa sul carico e non sull'anagrafe, ci si arriva anche con qualche centinaio di residenti, quando in zona ci sono attività produttive o presenze stagionali.

Chi vive in uno di questi centri, oggi, non trova scritto da nessuna parte cosa cambierebbe per lui. Cambia questo: che il suo agglomerato dovrà avere una rete fognaria collegata a un depuratore, invece di fosse e scarichi propri; che quell'opera diventa qualcosa che qualcuno è tenuto a programmare e a finanziare, e non più una richiesta da rilanciare a ogni consiglio comunale; che il suo paese finisce dentro elenchi e programmi di attuazione che lo Stato deve mettere nero su bianco e trasmettere alle istituzioni europee, con tanto di tempi e investimenti; e che, se non si fa, l'inadempienza ha un destinatario e una procedura. Sotto la soglia, tutto questo semplicemente non esiste: non c'è l'obbligo, e quindi non c'è nemmeno l'elenco su cui reclamare.

La direttiva quei paesi li fa entrare. Ma perché ci entrino davvero servono due cose banali e non scontate: che qualcuno li conti, e che l'elenco sia pubblico.

E c'è una lezione che viene dai numeri di Nocera Inferiore e di Mercato San Severino, e va detta per intero, perché la denuncia senza questa parte diventa rassegnazione: quando l'opera si fa, il risultato arriva e si misura. Novantotto scarichi chiusi non sono una promessa, sono tubi posati. È esattamente la ragione per cui non è accettabile che gli ultimi quindici non abbiano un elenco con una data accanto.

Chi porta il costoChi ha la competenza di decidere
Chi abita nei 38 comuni del bacino, dove lo stato ecologico dei corpi idrici è classificato tra «scarso» e «cattivo» Regione Campania ed ente idrico regionale — programmazione, finanziamento e attuazione delle opere di collettamento e depurazione
Chi vive nelle frazioni e nei centri sotto i 2.000 abitanti equivalenti, finora fuori dall'obbligo europeo Governo e Parlamento — decreti attuativi della delega contenuta nella legge 36/2026, entro il 31 luglio 2027
Chi coltiva e chi lavora nell'agroalimentare dell'Agro nocerino-sarnese, che convive con la reputazione del fiume Comuni del bacino ed ente di governo d'ambito — individuazione degli agglomerati e pubblicazione dei dati
Chi subisce le esondazioni, quando i reflui tornano in superficie Autorità di bacino distrettuale e Regione — manutenzione degli alvei e mitigazione del rischio idraulico

Attori

Regione Campania, con l'assessorato competente e le strutture sul ciclo delle acque. L'ente idrico regionale, come ente di governo d'ambito. Il gestore del servizio idrico integrato, che realizza materialmente le opere. L'agenzia regionale per la protezione ambientale, che monitora lo stato dei corpi idrici. L'autorità di bacino distrettuale. I 38 Comuni del bacino, tra cui Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Angri, Scafati, Sarno, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Mercato San Severino, Roccapiemonte, Castel San Giorgio. La Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, che sul bacino ha aperto un'istruttoria. Governo e Parlamento, per i decreti attuativi della direttiva. Per policy editoriale questo giornale non riporta nomi di persone fisiche, di società commerciali o di associazioni.

⚙️ Leve d'azione, con scadenze precise

  1. Richiesta di accesso alle informazioni ambientali (D.Lgs. 195/2005) alla Regione Campania e all'ente idrico regionale per ottenere l'elenco dei quindici scarichi residui: localizzazione comune per comune, opera prevista, stato della progettazione, data di completamento attesa. Attenzione allo strumento, perché fa la differenza: per i dati ambientali — acque, scarichi, depurazione — la legge da citare è il D.Lgs. 195/2005, che attua una direttiva europea, non richiede di motivare la richiesta e vale per chiunque; il termine di risposta è di 30 giorni, prorogabile fino a 60 per le richieste complesse. In subordine si può richiamare anche l'accesso civico generalizzato (D.Lgs. 33/2013, art. 5 comma 2), che ha lo stesso termine di 30 giorni. È la richiesta più semplice e la più scomoda: trasforma una percentuale in un elenco con dei nomi di strade.
  2. Richiesta di ricognizione degli agglomerati tra 1.000 e 2.000 abitanti equivalenti nel bacino del Sarno, da indirizzare all'ente di governo d'ambito, alla Regione e ai parlamentari eletti in Campania, richiamando la scadenza del 31 luglio 2027 per il recepimento della direttiva (UE) 2024/3019. È la leva più solida, perché non chiede una scelta politica: chiede di preparare per tempo un adempimento già scritto in una legge dello Stato.
  3. Richiesta dell'elenco degli agglomerati del bacino inseriti nelle procedure di infrazione europee sulla depurazione, da indirizzare al Ministero dell'ambiente e alla struttura commissariale competente. È un dato che esiste e che è pubblico per definizione, perché riguarda soldi che lo Stato paga: sapere quali paesi dell'Agro ci sono dentro, e per quale motivazione, dice più di dieci comunicati.
  4. Mozione nei consigli comunali del bacino — a partire da Nocera Inferiore, che il proprio elenco lo ha già chiuso — perché ogni Comune pubblichi sul proprio sito, in formato aperto, i propri agglomerati con il carico in abitanti equivalenti e lo stato del collettamento. Costa zero e rende verificabile tutto il resto.
  5. Richiesta di rendicontazione pubblica delle risorse destinate al bacino nelle programmazioni citate in audizione parlamentare: quanto programmato, quanto impegnato, quanto speso, su quali opere. Non è un'accusa a nessuno: è la condizione perché la prossima cifra annunciata significhi qualcosa.
  6. Se e quando si apre una consultazione pubblica sullo schema di decreto di recepimento — lo si verifica su consultazione.gov.it e sul sito del Ministero dell'ambiente — chiunque, anche un singolo cittadino, può inviare osservazioni scritte entro la scadenza indicata. Non è una procedura sempre disponibile e la finestra dura di solito poche settimane: per questo va monitorata. Il contenuto da chiedere è uno solo: che il decreto imponga la pubblicazione degli elenchi degli agglomerati e delle relative scadenze. Sono le righe più noiose di un decreto: sono anche quelle che decidono se un cittadino potrà controllare o no.
  7. Petizione al Parlamento europeo (gratuita, aperta a ogni cittadino o comitato) e, in alternativa, segnalazione alla Commissione europea per violazione del diritto dell'Unione. Vanno usate sapendo cosa sono: non impongono a nessuno di costruire un collettore e i tempi sono lunghi, ma mettono un caso locale nero su bianco in un fascicolo europeo. Sulla depurazione esistono già precedenti di comitati italiani che hanno seguito questa strada.

Da tenere d'occhio

Quattro cose, e la prima è a giorni. Il 25 settembre 2026 si chiudono le offerte per il bando da quasi 407 milioni sulla sicurezza idraulica e la riqualificazione del bacino: sette lotti, ventitré comuni, aggiudicazione attesa a novembre.9 È la partita più grossa aperta oggi sul Sarno, ed è anche la prossima occasione per verificare se a un annuncio segue un cantiere. Poi: lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva sulle acque reflue urbane, che dovrà passare in Consiglio dei ministri e nelle commissioni parlamentari prima del 31 luglio 2027. La chiusura dei quindici scarichi residui e la pubblicazione dell'elenco aggiornato. E i prossimi referti di monitoraggio dell'agenzia regionale sulle undici stazioni del bacino: è lì, e non nei comunicati, che si vedrà se il fiume cambia classe.

Va segnalato, infine, che il tema è tornato in Parlamento anche nelle ultime settimane: a fine agosto 2026 un parlamentare eletto nel territorio ha depositato un nuovo atto di sindacato ispettivo sul bacino, chiedendo la riclassificazione dell'area da sito di interesse regionale a sito di interesse nazionale, l'istituzione di un ufficio speciale permanente presso l'autorità di bacino con personale e bilancio propri, e — punto che coincide con quanto chiediamo in questo articolo — una mappa digitale pubblica georeferenziata di scarichi, sequestri e impianti a norma, così che il controllo non dipenda dai comunicati.11

Il metro di misura siamo noi

Per trentaquattro anni il Sarno è stato raccontato con le emergenze e con gli annunci. Le emergenze passano, gli annunci pure. Restano due cose: la classificazione ufficiale dei corpi idrici, che è pubblica, e il numero degli scarichi ancora aperti, che è pubblico anche lui — quando qualcuno lo pubblica.

Chiedere l'elenco non è polemica: è l'unico modo perché la prossima scadenza non sia come le precedenti. E vale la pena chiederlo proprio adesso, mentre il conto sta per cambiare: dal 2027 rientrano nell'obbligo paesi che finora non erano nemmeno contati. Se quell'elenco lo scriviamo noi, cittadini e consigli comunali, prima che qualcuno debba scriverlo di corsa, il Sarno può smettere di essere il fiume delle promesse. Ce ne accorgeremo da una parola sola nei referti: quando accanto ai suoi corpi idrici non ci sarà più scritto «cattivo».

📐 Nota metodologica: cosa questo articolo afferma e cosa non afferma

Prima gli Ultimi utilizza esclusivamente fonti istituzionali e stampa professionale registrata. In questo articolo non compare alcun nome di persona fisica, di società commerciale o di associazione: gli enti sono citati come istituzioni e per funzione, mai attraverso chi ne ricopre le cariche. La frase riportata in apertura come citazione è un intervento reso in una seduta pubblica di una Commissione parlamentare d'inchiesta ed è ripresa dal resoconto stenografico ufficiale, senza indicazione del nome di chi l'ha pronunciata.

Questo articolo afferma che il monitoraggio dell'agenzia regionale per la protezione ambientale classifica, nel triennio 2021-2023, nessuna delle undici stazioni del bacino in stato ecologico «buono» — quattro «sufficiente», le altre sette «scarso» o «cattivo» — e una sola stazione su undici in stato chimico «buono»; che l'Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nelle cause indicate, con le sanzioni indicate, in materia di trattamento delle acque reflue urbane; che dal 1992 al 2026 si sono succeduti gli atti e i programmi elencati nella cronologia, con gli importi indicati dalle fonti citate; che il programma di risanamento ha censito 113 scarichi in ambiente e che alle date indicate ne risultavano eliminati 89 e poi 98; che a Nocera Inferiore l'eliminazione dei quindici scarichi comunali è stata completata nel gennaio 2024; che la direttiva (UE) 2024/3019 va recepita entro il 31 luglio 2027 e abbassa a 1.000 abitanti equivalenti la soglia degli agglomerati; e che la delega al recepimento è nella legge 17 marzo 2026, n. 36. Ogni affermazione ha in nota il link alla fonte da cui è tratta.

Questo articolo non afferma che qualcuno abbia tenuto una condotta illecita, negligente od omissiva, né che risorse pubbliche siano state sprecate, distratte o mal gestite: non lo affermiamo perché non risulta accertato dalle fonti consultate, e la denuncia contenuta in questo pezzo riguarda l'esito complessivo di un processo lungo trentaquattro anni, misurato da strumenti pubblici, non la condotta di alcuna persona, ufficio, impresa o amministrazione. Non attribuiamo a nessuno la responsabilità dell'inquinamento del fiume, la cui origine è plurima e in parte oggetto di accertamenti che spettano agli organi competenti. Non affermiamo che i lavori sui quindici scarichi residui siano fermi: affermiamo che al 17 luglio 2026 il conteggio pubblico ne indicava quindici da chiudere. Non ricostruiamo cronologie amministrative interne né confrontiamo il comportamento di amministrazioni diverse: senza gli atti, quei confronti producono insinuazioni e non informazione. Non affermiamo che gli elenchi non esistano: affermiamo di non averli trovati pubblicati.

Quattro limiti dichiarati. Primo: i dati sugli scarichi eliminati provengono dalla comunicazione del programma di risanamento ripresa da un'agenzia di stampa, non da un atto amministrativo che abbiamo potuto consultare direttamente. Secondo: le fonti consultate riportano dati non coincidenti sull'ampiezza del bacino (tra 550 e 600 km²) e sulla popolazione (tra 720mila e oltre 750mila abitanti); riportiamo entrambi gli intervalli invece di scegliere. Terzo: gli importi elencati nella cronologia sono risorse programmate in periodi e per finalità diversi, non spese rendicontate, e per questo non sono sommabili: lo scriviamo nel testo e ne facciamo una richiesta di rendicontazione, non un'accusa. Quarto: la direttiva europea fissa per gli adempimenti un calendario articolato, con termini diversi per dimensione dell'agglomerato e possibili periodi transitori; riportiamo la soglia e il termine di recepimento, i due elementi certi e verificabili sul testo. Quinto: la spiegazione dell'abitante equivalente e dell'agglomerato è una sintesi divulgativa delle definizioni normative, e la corrispondenza tra abitanti equivalenti e residenti non è mai automatica, perché dipende dai carichi effettivi; inoltre le modalità con cui l'obbligo si applicherà ai centri più piccoli — comprese le soluzioni ammesse dove una rete non sia tecnicamente o economicamente giustificata — saranno definite dal decreto di recepimento, che alla data di pubblicazione di questo articolo non risulta ancora adottato; anche il termine del 31 dicembre 2035 per gli agglomerati tra 1.000 e 2.000 abitanti equivalenti è ripreso da ricostruzioni tecniche concordanti e non da nostra lettura diretta dell'articolo di legge. Sesto: le condanne europee e le relative sanzioni riguardano l'Italia nel suo complesso; non affermiamo che siano riferite ad agglomerati del bacino del Sarno, perché non siamo riusciti a reperire l'elenco ufficiale degli agglomerati coinvolti nelle procedure di infrazione. Riportiamo soltanto che gli interventi finanziati nel bacino sono stati presentati anche come strumento per uscire da quelle procedure, secondo le parole dell'ente che li ha finanziati.

Il giudizio critico contenuto in questo articolo — che trentaquattro anni di atti pubblici non abbiano prodotto un cambiamento di classe dei corpi idrici, e che la mancata pubblicazione degli elenchi indebolisca il controllo dei cittadini — è un'opinione della redazione, formulata nell'esercizio del diritto di critica su una materia di rilevante interesse pubblico, sulla base dei dati ufficiali qui linkati.

Qualunque ente o soggetto citato in questo articolo, anche indirettamente, che ne ritenga inesatto un passaggio può scrivere a carmine.supino.74 - at - gmail.com: pubblicheremo la rettifica o la replica con lo stesso rilievo dato al testo originale, e con la stessa evidenza grafica.

🔗 Note e fonti puntuali

  1. [Agenzia di stampa, canale informativo del gestore idrico] ANSA, 30 gennaio 2024: eliminazione dello scarico di via Martinez y Cabrera nel torrente Cavaiola a Nocera Inferiore, completamento dei quindici scarichi comunali, 8.000 abitanti collettati al depuratore di Angri, finanziamento regionale di circa 1,378 milioni di euro: ansa.it
  2. [Fonte istituzionale] Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, documento tecnico dell'agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania sulle indagini sul fiume Sarno (2024): caratteristiche del bacino, stazioni di monitoraggio, stato ecologico e chimico dei corpi idrici nel triennio 2021-2023, pressioni civili, industriali e agricole: snpambiente.it (PDF)
  3. [Atto parlamentare] Camera dei deputati, XIX legislatura, Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, resoconto stenografico dell'audizione del 10 marzo 2026 sulla situazione dei comuni di Scafati, San Marzano sul Sarno, Angri e Sarno: dati del bacino, risorse programmate (217 mln nel 2012, 401 mln nel 2018, circa 550 mln nella programmazione 2021-2027), criticità esposte e citazione riportata nel testo: documenti.camera.it
  4. [Stampa professionale registrata] ilSud24, 29 agosto 2026: ricostruzione cronologica degli atti sul bacino del Sarno dal 1973 a oggi (dichiarazione di area ad elevato rischio del 1992, stato di emergenza del 1995, struttura commissariale e 50 milioni nel 2003, Grande Progetto del 2012, protocollo del 2020 da 79,7 milioni): ilsud24.it
  5. [Agenzia di stampa, canale informativo del gestore idrico] ANSA, 27 gennaio 2026: 89 scarichi eliminati su 113, 24 residui, interventi a Sarno, Gragnano e San Giuseppe Vesuviano: ansa.it
  6. [Agenzia di stampa, canale informativo del gestore idrico] ANSA, 17 luglio 2026: 98 scarichi eliminati su 113, 15 residui, 421.000 abitanti interessati, circa l'80% collegato alla depurazione, scarico di via San Felice a Mercato San Severino (2.196 abitanti) collettato al depuratore di Nocera Superiore: ansa.it
  7. [Fonte normativa europea] Direttiva (UE) 2024/3019 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 novembre 2024 sul trattamento delle acque reflue urbane (rifusione), pubblicata in GUUE il 12 dicembre 2024, termine di recepimento 31 luglio 2027, soglia degli agglomerati a 1.000 abitanti equivalenti — testo integrale su EUR-Lex: eur-lex.europa.eu
  8. [Fonte normativa nazionale] Legge 17 marzo 2026, n. 36 — Legge di delegazione europea 2025, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 marzo 2026, contenente la delega al Governo per il recepimento della direttiva (UE) 2024/3019: gazzettaufficiale.it
  9. [Fonte istituzionale] Regione Campania, portale della programmazione europea: bando per la sicurezza idraulica e la riqualificazione ambientale del bacino del Sarno, importo di 406.990.761,29 euro, sette lotti, ventitré comuni, pubblicazione del 3 agosto 2026, scadenza delle offerte il 25 settembre 2026, aggiudicazione prevista a novembre 2026, fondi PR Campania FESR 2021-2027: europa.regione.campania.it
  10. [Fonte istituzionale] Ente Idrico Campano: convenzioni per il completamento delle reti fognarie di Nocera Inferiore (14.750.000 euro), Nocera Superiore (3.648.000 e 2.507.479 euro) e Scafati (8.298.106,98 euro), con il riferimento esplicito all'uscita dalle procedure di infrazione europee: enteidricocampano.it. Sulle condanne della Corte di giustizia dell'Unione europea in materia di acque reflue urbane (cause C-251/17 del 31 maggio 2018 e C-668/19 del 6 ottobre 2021) e sulle relative sanzioni: documentazione parlamentare della Camera dei deputati
  11. [Stampa professionale registrata] Metropolis, 31 agosto 2026: atto di sindacato ispettivo sul bacino del Sarno e richieste di riclassificazione a sito di interesse nazionale, di un ufficio speciale permanente presso l'autorità di bacino e di una mappa digitale pubblica georeferenziata: metropolisweb.it
  12. [Prima gli Ultimi] Sulla contaminazione delle acque sotterranee che tocca anche comuni dell'Agro — Scafati, Angri, Sarno — e sul perimetro amministrativo che ne governa il monitoraggio: Fuori dal perimetro, Radar Campania n.6, 31/08/2026. Quella vicenda riguarda la falda profonda; questo articolo riguarda le acque superficiali e la rete fognaria: sono due problemi distinti e qui non li mescoliamo.
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