«Scarso» e «cattivo» non sono aggettivi nostri: sono le classi con cui il monitoraggio ufficiale descrive quasi tutti i corpi idrici del bacino del Sarno. In un'audizione parlamentare, a marzo, il fiume è stato definito «il fiume più inquinato in assoluto in Europa». Dietro ci sono trentaquattro anni di dichiarazioni di rischio, commissari, grandi progetti e centinaia di milioni programmati. Davanti ci sono quindici scarichi ancora aperti e una regola europea che dal 2027 allarga gli obblighi a paesi e frazioni che nessuno ha ancora contato.
Partiamo da una buona notizia, perché esiste. A Nocera Inferiore, il 30 gennaio 2024, sono stati chiusi gli scarichi di via Martinez y Cabrera, che finivano nel torrente Cavaiola: con quell'intervento — circa 1,378 milioni di euro di fondi regionali — altre ottomila persone sono state collegate alla rete che porta i reflui al depuratore di Angri, e si è completata la chiusura dei quindici scarichi in ambiente individuati nel territorio comunale.1
Ora la notizia cattiva, ed è cattiva in senso tecnico. Nel monitoraggio dell'agenzia regionale per la protezione ambientale sul triennio 2021-2023 — dieci corpi idrici del bacino, undici stazioni di campionamento — nessuna stazione raggiunge lo stato ecologico «buono». Quattro si fermano a «sufficiente»; le altre sette sono classificate «scarso» o «cattivo». Sullo stato chimico va peggio: una sola stazione su undici risulta «buono», le altre dieci «non buono».2
Queste due notizie stanno insieme, e insieme spiegano la denuncia di questo articolo. Non è che non si faccia niente: si fa, e si vede. È che si fa da trentaquattro anni, con dichiarazioni di emergenza, strutture commissariali, grandi progetti e centinaia di milioni programmati — e il risultato, misurato dagli strumenti dello Stato e non da noi, è un fiume ancora in fondo alla scala.
Il Sarno non è una maledizione geologica. È un fiume di 24 chilometri in un bacino di poche centinaia di chilometri quadrati: tecnicamente, uno dei problemi ambientali più circoscritti d'Italia. Se dopo trentaquattro anni di atti pubblici la classificazione ufficiale è ancora «cattivo», il problema non è la difficoltà dell'opera: è che a nessuno di quei traguardi è mai stato agganciato un obbligo di rendere conto, pubblicamente e a una data fissa, di che cosa fosse stato fatto. Per questo il pezzo che segue non chiede indignazione, ma tre cose scritte: gli elenchi, le scadenze, i responsabili delle competenze.
«È uno dei fiumi, se non il fiume più inquinato in assoluto in Europa.»
Questa non è una cronologia di colpe: è una cronologia di documenti. Serve solo a rispondere alla domanda che ogni volta torna nei commenti sotto ai post — «ma perché non lo puliscono?» — con la risposta esatta: ci hanno provato, ripetutamente, e ogni volta con una scadenza.
Quelle cifre non vanno sommate: riguardano periodi diversi, fonti diverse e finalità diverse — il rischio idraulico non è il disinquinamento, e ciò che è programmato non è ciò che è speso. Ma non serve sommarle. Basta leggerle in fila, e poi rileggere la classificazione del 2021-2023.
Un fiume in queste condizioni non pesa uguale su tutti. Pesa su chi ci vive accanto e non può scegliere dove abitare. Pesa su chi coltiva due ettari nell'Agro e si vede attaccare la reputazione dei propri pomodori insieme a quella dell'acqua, mentre le grandi filiere si tutelano da sole. Pesa su chi lavora nelle conserve e sente ripetere che l'alternativa è tra il lavoro e l'ambiente, come se fosse un destino e non una scelta di investimenti. Chi ha i mezzi si allontana, e da qui parte anche una parte dell'emigrazione dell'Agro. Chi non li ha resta, e paga in salute, in valore della casa, in possibilità.
Poi c'è la geografia degli obblighi, che è il pezzo meno visibile e più decisivo. Un obbligo europeo non è una cortesia: è un titolo che i cittadini possono far valere, e a cui corrispondono finanziamenti, programmi e scadenze. Sotto i 2.000 abitanti equivalenti, quel titolo non c'era. In un bacino fatto di città ma anche di frazioni e contrade tra i Monti Lattari e i Picentini, sono esattamente i posti più piccoli e con meno voce ad essere rimasti sotto la soglia.
L'abitante equivalente (a.e.) non è una persona: è un'unità di misura del carico inquinante. Un abitante equivalente corrisponde al carico organico prodotto in un giorno da una persona — tecnicamente, sessanta grammi di ossigeno al giorno nella misura standard usata dalla normativa. Serve a mettere sullo stesso metro case, negozi e attività produttive: un pastificio, una conserviera, un caseificio o un albergo pesano per molti abitanti equivalenti pur avendo pochi residenti dentro.
La seconda cosa da sapere è che l'«agglomerato» non coincide con il Comune. È la zona in cui il carico è abbastanza concentrato da poter essere raccolto e portato a un depuratore, e i confini amministrativi non c'entrano: una frazione può essere un agglomerato a sé, un Comune può averne più d'uno, e due frazioni vicine di Comuni diversi possono formarne uno solo.
In pratica, la nuova soglia porta dentro l'obbligo i centri e le frazioni dell'ordine dei mille abitanti — cioè quello che dalle nostre parti si chiama semplicemente un paese, o una parte di paese. E siccome il conto si fa sul carico e non sull'anagrafe, ci si arriva anche con qualche centinaio di residenti, quando in zona ci sono attività produttive o presenze stagionali.
Chi vive in uno di questi centri, oggi, non trova scritto da nessuna parte cosa cambierebbe per lui. Cambia questo: che il suo agglomerato dovrà avere una rete fognaria collegata a un depuratore, invece di fosse e scarichi propri; che quell'opera diventa qualcosa che qualcuno è tenuto a programmare e a finanziare, e non più una richiesta da rilanciare a ogni consiglio comunale; che il suo paese finisce dentro elenchi e programmi di attuazione che lo Stato deve mettere nero su bianco e trasmettere alle istituzioni europee, con tanto di tempi e investimenti; e che, se non si fa, l'inadempienza ha un destinatario e una procedura. Sotto la soglia, tutto questo semplicemente non esiste: non c'è l'obbligo, e quindi non c'è nemmeno l'elenco su cui reclamare.
La direttiva quei paesi li fa entrare. Ma perché ci entrino davvero servono due cose banali e non scontate: che qualcuno li conti, e che l'elenco sia pubblico.
E c'è una lezione che viene dai numeri di Nocera Inferiore e di Mercato San Severino, e va detta per intero, perché la denuncia senza questa parte diventa rassegnazione: quando l'opera si fa, il risultato arriva e si misura. Novantotto scarichi chiusi non sono una promessa, sono tubi posati. È esattamente la ragione per cui non è accettabile che gli ultimi quindici non abbiano un elenco con una data accanto.
| Chi porta il costo | Chi ha la competenza di decidere |
|---|---|
| Chi abita nei 38 comuni del bacino, dove lo stato ecologico dei corpi idrici è classificato tra «scarso» e «cattivo» | Regione Campania ed ente idrico regionale — programmazione, finanziamento e attuazione delle opere di collettamento e depurazione |
| Chi vive nelle frazioni e nei centri sotto i 2.000 abitanti equivalenti, finora fuori dall'obbligo europeo | Governo e Parlamento — decreti attuativi della delega contenuta nella legge 36/2026, entro il 31 luglio 2027 |
| Chi coltiva e chi lavora nell'agroalimentare dell'Agro nocerino-sarnese, che convive con la reputazione del fiume | Comuni del bacino ed ente di governo d'ambito — individuazione degli agglomerati e pubblicazione dei dati |
| Chi subisce le esondazioni, quando i reflui tornano in superficie | Autorità di bacino distrettuale e Regione — manutenzione degli alvei e mitigazione del rischio idraulico |
Regione Campania, con l'assessorato competente e le strutture sul ciclo delle acque. L'ente idrico regionale, come ente di governo d'ambito. Il gestore del servizio idrico integrato, che realizza materialmente le opere. L'agenzia regionale per la protezione ambientale, che monitora lo stato dei corpi idrici. L'autorità di bacino distrettuale. I 38 Comuni del bacino, tra cui Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Angri, Scafati, Sarno, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio, Mercato San Severino, Roccapiemonte, Castel San Giorgio. La Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico, che sul bacino ha aperto un'istruttoria. Governo e Parlamento, per i decreti attuativi della direttiva. Per policy editoriale questo giornale non riporta nomi di persone fisiche, di società commerciali o di associazioni.
Quattro cose, e la prima è a giorni. Il 25 settembre 2026 si chiudono le offerte per il bando da quasi 407 milioni sulla sicurezza idraulica e la riqualificazione del bacino: sette lotti, ventitré comuni, aggiudicazione attesa a novembre.9 È la partita più grossa aperta oggi sul Sarno, ed è anche la prossima occasione per verificare se a un annuncio segue un cantiere. Poi: lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva sulle acque reflue urbane, che dovrà passare in Consiglio dei ministri e nelle commissioni parlamentari prima del 31 luglio 2027. La chiusura dei quindici scarichi residui e la pubblicazione dell'elenco aggiornato. E i prossimi referti di monitoraggio dell'agenzia regionale sulle undici stazioni del bacino: è lì, e non nei comunicati, che si vedrà se il fiume cambia classe.
Va segnalato, infine, che il tema è tornato in Parlamento anche nelle ultime settimane: a fine agosto 2026 un parlamentare eletto nel territorio ha depositato un nuovo atto di sindacato ispettivo sul bacino, chiedendo la riclassificazione dell'area da sito di interesse regionale a sito di interesse nazionale, l'istituzione di un ufficio speciale permanente presso l'autorità di bacino con personale e bilancio propri, e — punto che coincide con quanto chiediamo in questo articolo — una mappa digitale pubblica georeferenziata di scarichi, sequestri e impianti a norma, così che il controllo non dipenda dai comunicati.11
Per trentaquattro anni il Sarno è stato raccontato con le emergenze e con gli annunci. Le emergenze passano, gli annunci pure. Restano due cose: la classificazione ufficiale dei corpi idrici, che è pubblica, e il numero degli scarichi ancora aperti, che è pubblico anche lui — quando qualcuno lo pubblica.
Chiedere l'elenco non è polemica: è l'unico modo perché la prossima scadenza non sia come le precedenti. E vale la pena chiederlo proprio adesso, mentre il conto sta per cambiare: dal 2027 rientrano nell'obbligo paesi che finora non erano nemmeno contati. Se quell'elenco lo scriviamo noi, cittadini e consigli comunali, prima che qualcuno debba scriverlo di corsa, il Sarno può smettere di essere il fiume delle promesse. Ce ne accorgeremo da una parola sola nei referti: quando accanto ai suoi corpi idrici non ci sarà più scritto «cattivo».
Prima gli Ultimi utilizza esclusivamente fonti istituzionali e stampa professionale registrata. In questo articolo non compare alcun nome di persona fisica, di società commerciale o di associazione: gli enti sono citati come istituzioni e per funzione, mai attraverso chi ne ricopre le cariche. La frase riportata in apertura come citazione è un intervento reso in una seduta pubblica di una Commissione parlamentare d'inchiesta ed è ripresa dal resoconto stenografico ufficiale, senza indicazione del nome di chi l'ha pronunciata.
Questo articolo afferma che il monitoraggio dell'agenzia regionale per la protezione ambientale classifica, nel triennio 2021-2023, nessuna delle undici stazioni del bacino in stato ecologico «buono» — quattro «sufficiente», le altre sette «scarso» o «cattivo» — e una sola stazione su undici in stato chimico «buono»; che l'Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nelle cause indicate, con le sanzioni indicate, in materia di trattamento delle acque reflue urbane; che dal 1992 al 2026 si sono succeduti gli atti e i programmi elencati nella cronologia, con gli importi indicati dalle fonti citate; che il programma di risanamento ha censito 113 scarichi in ambiente e che alle date indicate ne risultavano eliminati 89 e poi 98; che a Nocera Inferiore l'eliminazione dei quindici scarichi comunali è stata completata nel gennaio 2024; che la direttiva (UE) 2024/3019 va recepita entro il 31 luglio 2027 e abbassa a 1.000 abitanti equivalenti la soglia degli agglomerati; e che la delega al recepimento è nella legge 17 marzo 2026, n. 36. Ogni affermazione ha in nota il link alla fonte da cui è tratta.
Questo articolo non afferma che qualcuno abbia tenuto una condotta illecita, negligente od omissiva, né che risorse pubbliche siano state sprecate, distratte o mal gestite: non lo affermiamo perché non risulta accertato dalle fonti consultate, e la denuncia contenuta in questo pezzo riguarda l'esito complessivo di un processo lungo trentaquattro anni, misurato da strumenti pubblici, non la condotta di alcuna persona, ufficio, impresa o amministrazione. Non attribuiamo a nessuno la responsabilità dell'inquinamento del fiume, la cui origine è plurima e in parte oggetto di accertamenti che spettano agli organi competenti. Non affermiamo che i lavori sui quindici scarichi residui siano fermi: affermiamo che al 17 luglio 2026 il conteggio pubblico ne indicava quindici da chiudere. Non ricostruiamo cronologie amministrative interne né confrontiamo il comportamento di amministrazioni diverse: senza gli atti, quei confronti producono insinuazioni e non informazione. Non affermiamo che gli elenchi non esistano: affermiamo di non averli trovati pubblicati.
Quattro limiti dichiarati. Primo: i dati sugli scarichi eliminati provengono dalla comunicazione del programma di risanamento ripresa da un'agenzia di stampa, non da un atto amministrativo che abbiamo potuto consultare direttamente. Secondo: le fonti consultate riportano dati non coincidenti sull'ampiezza del bacino (tra 550 e 600 km²) e sulla popolazione (tra 720mila e oltre 750mila abitanti); riportiamo entrambi gli intervalli invece di scegliere. Terzo: gli importi elencati nella cronologia sono risorse programmate in periodi e per finalità diversi, non spese rendicontate, e per questo non sono sommabili: lo scriviamo nel testo e ne facciamo una richiesta di rendicontazione, non un'accusa. Quarto: la direttiva europea fissa per gli adempimenti un calendario articolato, con termini diversi per dimensione dell'agglomerato e possibili periodi transitori; riportiamo la soglia e il termine di recepimento, i due elementi certi e verificabili sul testo. Quinto: la spiegazione dell'abitante equivalente e dell'agglomerato è una sintesi divulgativa delle definizioni normative, e la corrispondenza tra abitanti equivalenti e residenti non è mai automatica, perché dipende dai carichi effettivi; inoltre le modalità con cui l'obbligo si applicherà ai centri più piccoli — comprese le soluzioni ammesse dove una rete non sia tecnicamente o economicamente giustificata — saranno definite dal decreto di recepimento, che alla data di pubblicazione di questo articolo non risulta ancora adottato; anche il termine del 31 dicembre 2035 per gli agglomerati tra 1.000 e 2.000 abitanti equivalenti è ripreso da ricostruzioni tecniche concordanti e non da nostra lettura diretta dell'articolo di legge. Sesto: le condanne europee e le relative sanzioni riguardano l'Italia nel suo complesso; non affermiamo che siano riferite ad agglomerati del bacino del Sarno, perché non siamo riusciti a reperire l'elenco ufficiale degli agglomerati coinvolti nelle procedure di infrazione. Riportiamo soltanto che gli interventi finanziati nel bacino sono stati presentati anche come strumento per uscire da quelle procedure, secondo le parole dell'ente che li ha finanziati.
Il giudizio critico contenuto in questo articolo — che trentaquattro anni di atti pubblici non abbiano prodotto un cambiamento di classe dei corpi idrici, e che la mancata pubblicazione degli elenchi indebolisca il controllo dei cittadini — è un'opinione della redazione, formulata nell'esercizio del diritto di critica su una materia di rilevante interesse pubblico, sulla base dei dati ufficiali qui linkati.
Qualunque ente o soggetto citato in questo articolo, anche indirettamente, che ne ritenga inesatto un passaggio può scrivere a carmine.supino.74 - at - gmail.com: pubblicheremo la rettifica o la replica con lo stesso rilievo dato al testo originale, e con la stessa evidenza grafica.
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