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Geopolitica 🌍 Un voto tedesco, un conto italiano

Estrema destra al 43,8% in Germania:
un avvertimento per il Sud Italia

È successo il 6 settembre in un Land dove l'industria chimica si è fermata e un abitante su cinque è finito sotto la soglia di povertà. Non è una storia tedesca di razzismo e nostalgia: è quello che succede quando un territorio industriale paga il conto di una scelta decisa altrove e nessuno lo compensa. Il motivo per cui riguarda il Mezzogiorno è che in Italia l'energia alle imprese costa più che in Germania — e la protezione che lo Stato garantisce alle fabbriche energivore vale quasi sette volte meno.

📅 11 settembre 2026  ·  🕐 Lettura: ~9 minuti  ·  📊 Fonti: Statistisches Bundesamt, Landtag der Sachsen-Anhalt, Konrad-Adenauer-Stiftung, Bundeszentrale für politische Bildung, Ministero federale della difesa tedesco, Confindustria su dati Eurostat, SVIMEZ (link a piè di articolo)  ·  Prima gli Ultimi

Il 6 settembre 2026 la Sassonia-Anhalt, uno dei Länder della ex Germania Est, ha rinnovato il proprio parlamento regionale. Il partito di estrema destra tedesco — così classificato dai servizi di informazione interni della Repubblica Federale — ha preso il 43,8%, con un balzo di ventitré punti rispetto a cinque anni prima. Trentanove seggi su ottantatré: tre in meno della maggioranza assoluta.1,2

Il partito che guida il governo federale tedesco è sceso al 17,2%, perdendo quasi venti punti: il peggior risultato regionale della sua storia. L'affluenza è salita al 77,8%, diciassette punti e mezzo in più: mai così alta in quel territorio.1

In Italia questo voto è stato raccontato per una manciata di ore come una notizia sull'estremismo tedesco, e poi è sparito. È un errore, e questo articolo prova a spiegare perché: quel risultato non parla della Germania, parla di che cosa succede a un territorio industriale periferico quando gli si sposta il pavimento sotto i piedi. E il Mezzogiorno, sullo stesso terreno, sta messo peggio.

Questo articolo non attribuisce a nessuno — persona, impresa, amministrazione o governo — alcuna condotta illecita, negligente od omissiva, e non sostiene che gli aiuti all'Ucraina abbiano causato la crisi industriale tedesca: sono due contabilità distinte e nel testo restano separate. Sostiene una cosa sola, verificabile su dati ufficiali: il territorio tedesco dove la produzione industriale energivora si è fermata è lo stesso dove la povertà è al 21,3% ed è lo stesso dove il voto si è spostato in massa. E che l'Italia, su quel primo fattore — il costo dell'energia per le imprese — sta messa peggio della Germania, con una compensazione pubblica che vale quasi sette volte meno. Non è una previsione: è un confronto tra numeri già pubblicati.

43,8% il risultato dell'estrema destra in Sassonia-Anhalt il 6 settembre 2026, +23,0 punti sul 2021
−15,2% il crollo della produzione delle industrie energivore tedesche tra febbraio 2022 e marzo 2026, dato ufficiale
53.200 i posti di lavoro persi in quei comparti nello stesso periodo, da 847.700 a 794.400
21,3% il tasso di povertà nel Land nel 2025, contro il 16,1% della media tedesca

La spiegazione comoda, e perché non basta

La lettura che si trova quasi ovunque è l'identità: l'Est risentito, la nostalgia del vecchio regime, il rifiuto dei migranti. È vera, e i numeri la confermano. Nell'analisi post-elettorale condotta da una fondazione politica tedesca, il 91% degli elettori di quel partito dichiara di temere l'estraniamento culturale e l'85% ritiene che il modo di vivere tedesco stia cambiando troppo.1

Ma quella spiegazione ha un problema di date. Nel 2016 quel partito in Sassonia-Anhalt prendeva già il 24,3%, con l'economia tedesca in piena salute e nessuna crisi energetica all'orizzonte. Nel 2021 il 20,8%.3 Lo zoccolo identitario c'era da dieci anni, ed è rimasto più o meno dov'era.

Quello che è cambiato è il resto. Nella stessa rilevazione, l'89% di quegli elettori dice di avere paura dei prezzi e di non farcela con le bollette, l'80% teme di perdere il proprio tenore di vita, il 66% si sente economicamente ai margini, l'83% un cittadino di seconda classe. E soprattutto: solo il 20% giudica positivamente la situazione economica, ventisette punti in meno rispetto a cinque anni fa.1

Il voto per gruppi professionali dice il resto. Fra gli operai quel partito sta tra il 52 e il 59%; fra disoccupati e lavoratori precari sotto i sessant'anni, oltre il 60%.1 Un quarto dell'elettorato votava così anche quando le fabbriche giravano. Il salto dal 24% al 44% è un'altra storia, ed è una storia industriale.

Il modello che ha retto la Germania per vent'anni

Fino al 2021 l'industria tedesca stava in piedi su una formula semplice: energia comprata a poco a est, prodotti venduti cari a ovest e a oriente.

Il gas russo copriva circa il 55% delle importazioni tedesche nel 2020 — era il 43% nel 2007 — e la Germania produce in casa solo il 5% di quello che consuma.11 Non era un dettaglio contabile: era il vantaggio competitivo su cui poggiava l'intera chimica europea.

Poi, in diciotto mesi, quella formula è stata smontata. Alcune decisioni sono state prese a Berlino, altre a Bruxelles, altre a Mosca, una non ha ancora un responsabile accertato. Le riportiamo distinte, perché confonderle è il modo più rapido per rendere l'argomento contestabile.

22 FEB 2022
Il governo federale tedesco sospende la certificazione del gasdotto Nord Stream 2, completato ma mai entrato in esercizio: non aveva mai erogato un metro cubo di gas.
GIU-SET 2022
La compagnia energetica russa riduce e poi interrompe del tutto le forniture attraverso Nord Stream 1. Nessuna sanzione europea lo imponeva: il gas non è mai stato sanzionato dall'Unione. È una decisione presa a Mosca.11
26 SET 2022
Le condotte sottomarine vengono distrutte da un atto di sabotaggio. Chi lo abbia compiuto non è stato accertato in via definitiva: un procedimento penale si apre davanti a un tribunale tedesco il 14 ottobre 2026. Da quel giorno, comunque, il ritorno è tecnicamente impossibile a prescindere da qualunque volontà politica.14
DIC 2022
L'Unione Europea approva all'unanimità dei ventisette l'embargo sul petrolio russo trasportato via mare, con un'esenzione esplicita per il greggio che arriva via oleodotto, pensata per i paesi senza sbocco sul mare.13
1 GEN 2023
La Germania rinuncia anche a quell'esenzione e smette di comprare greggio russo via oleodotto. Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca la usano e continuano a riceverlo. Le raffinerie tedesche colpite sono due: una in Brandeburgo e una a Leuna, in Sassonia-Anhalt.12

Su quest'ultimo punto vale la pena fermarsi, perché è l'unico in cui non si può parlare di fatalità. L'esenzione c'era, scritta nel testo europeo, e altri Stati l'hanno usata. Rinunciarvi è stata una scelta discrezionale, presa da un governo e non contestata in aula dal principale partito di opposizione dell'epoca — quello che oggi guida la Germania e che il 6 settembre ha preso il 17,2%.

Il conto industriale, in numeri ufficiali

Qui non servono interpretazioni. L'ufficio federale di statistica tedesco ha pubblicato a maggio 2026 il bilancio di quattro anni esatti. Dal febbraio 2022 al marzo 2026:4

Il motivo sta in un rapporto che non si chiude: le imprese tedesche pagano il gas circa cinque volte quello che pagano le imprese nordamericane, e l'elettricità industriale circa il doppio. Chi ha condotto lo studio lo definisce uno svantaggio «strutturale per il prevedibile futuro».5

Non è un contraccolpo temporaneo. È il pavimento che si è spostato.

Leuna, e perché ci vogliono tre anni

C'è una cosa che spiega la domanda «perché proprio adesso» meglio di qualunque analisi politica: il prezzo del gas non chiude una fabbrica subito.

Nel 2022, quando la bolletta esplode, i contratti pluriennali e le coperture finanziarie assorbono il colpo. Nel 2023-2024 saltano i piani di investimento. Solo nel 2025-2026 arriva il licenziamento. Tra il rincaro e la lettera al lavoratore passano tre anni — ed è per questo che lo shock del 2022 si è tradotto in un voto nel 2026 e non nel 2023.

Leuna, in Sassonia-Anhalt, è uno dei poli chimici più grandi d'Europa. La sequenza documentata è questa:

  1. Gli impianti rallentano. La società che gestisce le infrastrutture del polo comunica che gli impianti lavorano sotto il 70% della capacità, taglia un centinaio di posti su circa 850 e rinvia gli investimenti a partire da gennaio 2025, indicando esplicitamente i prezzi di gas ed elettricità e la conseguente perdita di competitività rispetto ad Asia e Nord America.6
  2. Il 25 dicembre 2025 una delle aziende chimiche del sito — circa cinquecento dipendenti — presenta istanza di insolvenza. Fra le cause riportate: gli alti costi energetici, l'aumento delle importazioni dall'Asia e la debolezza della domanda europea.7
  3. Gennaio 2026: il Land stanzia 79,5 milioni di euro per tenere accesi gli impianti in esercizio d'emergenza. Spegnerli d'inverno sarebbe stato tecnicamente impossibile e avrebbe creato rischi per la sicurezza dell'intero polo chimico.7
  4. 1° aprile 2026: subentra un nuovo operatore, 436 posti salvati su circa cinquecento.7

Otto mesi dopo, quella regione ha votato.

E la Sassonia-Anhalt non è un Land qualsiasi rispetto a tutto questo: chimica ed energia valgono circa metà della sua produzione industriale.8 Non ha la finanza di Francoforte né i servizi di Monaco per compensare. Quel vantaggio competitivo, lì, era l'economia.

Come si vive, in quel Land, adesso

IndicatoreSassonia-AnhaltMedia tedesca
PIL pro capite (2025)38.452 €+28% sopra il dato del Land
Disoccupazione8,2%6,5%
Retribuzione lorda media annua41.163 €54.066 €
Tasso di povertà (2025)21,3%16,1%
Età media della popolazione48,3 annila più alta di tutti i Länder

Tre anni consecutivi di contrazione economica, produttività tornata ai livelli del 2013, e una previsione di perdita di oltre il 12% della popolazione in età da lavoro entro il 2035: il calo più ripido di tutta la Germania.8,9,10

Un abitante su cinque sotto la soglia di povertà, in una delle economie più ricche del mondo. Poi qualcuno si stupisce del 43,8%.

Una seconda contabilità, che è bene tenere separata

Quanto detto finora riguarda i prezzi dell'energia. Questa sezione riguarda un'altra cosa: come sono stati allocati i soldi pubblici nello stesso periodo. Le due cose non vanno mescolate — non è la spesa per l'Ucraina ad aver fermato gli impianti di Leuna, è stato il costo del gas — ma vanno lette una accanto all'altra, perché parlano di priorità.

La Germania ha impegnato circa 55 miliardi di euro a sostegno dell'Ucraina dal 2022, ed è il primo sostenitore europeo. Per il 2026 ha stanziato 11,5 miliardi.15 Nello stesso 2026, per impedire che una fabbrica chimica si spegnesse in Sassonia-Anhalt, sono stati trovati 79,5 milioni.7

11,5 mld € stanziati dalla Germania per l'Ucraina nel solo 2026, dopo circa 55 miliardi complessivi dal 2022
79,5 mln € stanziati dal Land nello stesso 2026 per non far spegnere gli impianti di una fabbrica chimica
145 volte il rapporto tra le due cifre: non sono voci confrontabili sul piano giuridico, lo sono su quello politico

Non è un'accusa: sono due voci di bilancio, decise da organi legittimi, con finalità diverse e non comparabili sul piano giuridico. Ma le priorità di uno Stato non si leggono nei discorsi, si leggono negli stanziamenti. E chi vive in un territorio dove un abitante su cinque è povero quei due numeri li mette in fila da solo, senza bisogno che glielo spieghi nessuno.

È esattamente il meccanismo che questa rubrica ha già raccontato per l'Italia, con altre cifre e un altro oggetto, nell'articolo 33 Miliardi per le Armi, 100 Milioni per le Devastazioni del Ciclone Harry.A

Adesso guardiamoci allo specchio

Fin qui la Germania. Ma il motivo per cui questo pezzo sta su un sito che parla al Mezzogiorno è un altro, ed è sgradevole: sull'energia, l'Italia sta peggio della Germania.

Dati di Confindustria su base Eurostat, primo semestre 2025 — prezzo al dettaglio dell'elettricità per le imprese:16

Paese€/MWh, imprese, I semestre 2025
Italia278
Germania242
Media UE216
Francia183
Spagna171

Sul mercato all'ingrosso, gennaio-ottobre 2025: Italia 116 €/MWh, Germania 87, Spagna 65, Francia 61. Un'impresa media che consuma 3,7 GWh l'anno paga di soli oneri di rete circa 133.000 euro in Italia contro 78.000 in Francia: il 70% in più.16

E c'è una voce che merita di essere guardata da vicino, perché è una decisione politica pura e non un fatto di mercato: la compensazione dei costi indiretti del sistema europeo di scambio delle emissioni, cioè i soldi che uno Stato restituisce alle proprie industrie energivore per non farle chiudere. Qui il confronto va fatto con le date in mano, perché il quadro è cambiato di recente.

Il massimale annuo italiano è stato per anni di 140 milioni di euro. Il 20 luglio 2026 la Commissione europea ha approvato la revisione del regime: il tetto annuo sale a 600 milioni, la dotazione complessiva da 1,5 a 3,6 miliardi con ultimo pagamento previsto nel 2031, e l'intensità massima dell'aiuto dal 75% all'80%.18 È un quadruplicamento, ed è giusto darne atto.

Il problema è il termine di paragone. Per lo stesso meccanismo la Germania ha iscritto a bilancio federale, per l'anno di richiesta 2026, 4 miliardi di euro.19

Anche dopo aver quadruplicato, l'Italia protegge le proprie fabbriche energivore con quasi sette volte meno di quanto faccia la Germania. Con l'energia che, alle stesse imprese, costa il 15% in più.

Su queste basi, il Mezzogiorno:17

E le previsioni per il 2027 danno il Sud allo 0,6% e il Centro-Nord allo 0,9%: la forbice torna a girare nel verso di sempre.17

Perché è una questione di giustizia sociale

Il costo di una transizione non si distribuisce mai in modo uniforme. Chi ha un capitale si sposta, chi ha una competenza rara cambia paese, chi ha un patrimonio lo mette altrove. Chi ha un turno in un impianto chimico e una casa che vale quanto quell'impianto resta dov'è, e aspetta.

In Sassonia-Anhalt l'hanno scoperto in quattro anni: il territorio che aveva il vantaggio competitivo più grande è diventato quello con la povertà più alta, il salario più basso e l'età media più avanzata di tutta la Germania. Nessuno ha deciso di punirlo. È semplicemente accaduto che una scelta strategica presa a livello nazionale ed europeo avesse un costo, che quel costo si concentrasse geograficamente, e che non esistesse un meccanismo per redistribuirlo.

Il Mezzogiorno conosce bene questo schema, perché è lo stesso di ogni sua deindustrializzazione: la decisione altrove, il costo qui, e la compensazione che arriva tardi, parziale, o non arriva. La differenza è che stavolta l'ordine di grandezza del divario energetico è già misurato, già pubblicato, e già peggiore del caso tedesco.

Chi porta il costoChi ha la competenza di decidere
Chi lavora in un impianto energivoro del Mezzogiorno e paga l'elettricità più cara d'Europa occidentale Governo e Parlamento nazionali — dotazione della compensazione ETS indiretta e struttura degli oneri di rete
Chi vive in un'area industriale e non sa se il proprio insediamento sia fra quelli sostenuti Regioni e consorzi di sviluppo industriale — pubblicazione in formato aperto degli insediamenti energivori e dei piani di sostegno
Chi perde il posto in una riconversione e non ha un bacino alternativo entro cento chilometri Regioni — clausole occupazionali territoriali nei piani di riconversione finanziati con risorse pubbliche
Chi paga 278 €/MWh mentre nello stesso mercato unico un concorrente ne paga 171 Istituzioni dell'Unione Europea — coesione territoriale e asimmetrie dei prezzi energetici fra Stati membri

⚙️ Leve d'azione

  1. Compensazione ETS indiretta. Chiedere in sede parlamentare l'allineamento della dotazione italiana a quella dei principali partner europei, con quantificazione esplicita del divario (600 milioni di massimale annuo contro i 4 miliardi iscritti a bilancio dalla Germania per il 2026) e una riserva dedicata agli impianti energivori del Mezzogiorno. Strumenti: emendamento in legge di bilancio e interrogazione al ministero competente.
  2. Mappa pubblica delle aree industriali a rischio energetico nel Sud. Richiesta di accesso civico generalizzato (D.Lgs. 33/2013, art. 5 comma 2) alle Regioni del Mezzogiorno e ai consorzi di sviluppo industriale per ottenere, in formato aperto, l'elenco degli insediamenti energivori attivi, la loro occupazione e gli eventuali piani di sostegno. Oggi quell'elenco non risulta pubblicato in forma unitaria.
  3. Clausola occupazionale territoriale in ogni piano pubblico di decarbonizzazione o riconversione: nessun finanziamento senza un vincolo verificabile e pubblicato di ricollocazione dei lavoratori nello stesso bacino. Strumento: mozione nei consigli regionali.
  4. Il divario dei prezzi dentro il mercato unico. Petizione al Parlamento europeo (art. 227 TFUE) o interrogazione sul differenziale strutturale dei prezzi elettrici fra Stati membri e sui suoi effetti sulla coesione territoriale: un mercato unico in cui la stessa impresa paga 278 €/MWh in un paese e 171 in un altro non è un mercato unico. Aspettativa realistica: una risposta scritta e la messa agli atti del problema, non una misura immediata.
  5. Monitoraggio civico della ZES unica e dei piani energetici regionali, con richiesta di pubblicazione periodica dei dati su investimenti autorizzati, occupazione creata e costo energetico medio degli insediamenti.

Il conto lo paga sempre lo stesso pezzo di paese

È facile leggere il 43,8% della Sassonia-Anhalt come una storia tedesca di razzismo e nostalgia. È comodo, e ci assolve.

La lettura che i dati sostengono è più scomoda: un territorio industriale periferico è stato messo davanti al conto di una scelta strategica decisa altrove, non è stato compensato, e ha finito per votare in massa l'unica forza politica che quella scelta non l'aveva firmata. Non perché quella forza abbia un programma economico migliore — non ce l'ha, propone meno tasse per i redditi alti e meno regole — ma perché era l'unica casella diversa sulla scheda.

Quando tutti i partiti di governo votano allo stesso modo su energia, guerra e industria, chi paga il conto non ha più una rappresentanza ordinaria. Ne cerca una straordinaria. Non c'è nessuna ragione per cui il Mezzogiorno debba essere immune da questo meccanismo: ha lo stesso profilo industriale periferico, un costo dell'energia perfino superiore e una protezione pubblica che vale quasi sette volte meno.

La risposta non è indignarsi per come votano gli altri. È non lasciare che il conto lo paghino sempre gli stessi.

📐 Nota metodologica: cosa questo articolo afferma e cosa non afferma

Prima gli Ultimi utilizza esclusivamente fonti istituzionali, statistiche ufficiali e stampa professionale registrata. In questo articolo non compare alcun nome di persona fisica, di società commerciale o di associazione: le imprese sono indicate per funzione, gli enti come istituzioni e mai attraverso chi ne ricopre le cariche. Questo vale anche per gli indirizzi delle fonti citate.

Questo articolo afferma i risultati elettorali ufficiali del 6 settembre 2026 e quelli delle consultazioni precedenti nello stesso Land; i dati di produzione e occupazione delle industrie ad alta intensità energetica pubblicati dall'ufficio federale di statistica tedesco; la sequenza documentata degli eventi al polo chimico di Leuna; i dati su povertà, salari, disoccupazione e demografia del Land; la quota storica del gas russo sulle importazioni tedesche; le decisioni europee e tedesche sull'embargo petrolifero e sull'esenzione per il greggio trasportato via oleodotto; gli importi del sostegno all'Ucraina dichiarati pubblicamente dal governo federale tedesco; i prezzi dell'energia rilevati da Eurostat ed elaborati da Confindustria; i dati SVIMEZ sul Mezzogiorno. Ogni affermazione ha in nota il link alla fonte da cui è tratta.

Questo articolo non afferma che gli aiuti all'Ucraina abbiano causato la crisi industriale tedesca: i due fenomeni sono tenuti espressamente separati nel testo, e il nesso causale documentato è quello fra costo dell'energia e produzione industriale. Non attribuisce a nessuno — persona, ufficio, impresa, amministrazione o governo — alcuna condotta illecita, negligente od omissiva. Non afferma chi abbia compiuto il sabotaggio del settembre 2022: su quel fatto è pendente un procedimento penale il cui dibattimento si apre il 14 ottobre 2026 e non esiste alcun accertamento definitivo, per cui ci limitiamo a registrare l'evento e la sua conseguenza tecnica. Non afferma che il voto di un elettore sia riducibile a una sola causa, né che il risultato elettorale tedesco si riprodurrà in Italia.

Otto limiti dichiarati. Primo: l'analisi post-elettorale citata per le motivazioni degli elettori è prodotta da una fondazione politica legata a uno dei partiti in competizione; le rilevazioni sul campo sono affidate a istituti demoscopici indipendenti, ma l'avvertenza va posta. Secondo: il nesso fra crisi energetica e voto non è dimostrabile in senso statistico con le fonti qui usate; quello che le fonti mostrano è una contemporaneità e una coerenza fra i gruppi sociali colpiti e i gruppi sociali che hanno spostato il voto. È una lettura, ed è dichiarata come tale. Terzo: i dati sul polo chimico provengono da stampa economica specializzata e da comunicazioni aziendali riprese dalla stampa, non da atti amministrativi consultati direttamente. Quarto: le cifre sul sostegno all'Ucraina sono quelle dichiarate dal governo federale tedesco; fonti indipendenti usano perimetri di calcolo diversi e arrivano a totali non coincidenti, e sono qui riportate come impegni dichiarati e non come spesa effettivamente erogata. Quinto: i prezzi dell'energia citati si riferiscono al primo semestre 2025 e al periodo gennaio-ottobre 2025, i più recenti disponibili in forma comparabile fra paesi al momento della scrittura. Sesto: i dati SVIMEZ derivano dal rapporto 2025 e riguardano in prevalenza il periodo 2021-2024, con previsioni fino al 2027. Settimo: la stessa fonte riporta anche dati di segno opposto che questo articolo non riprende — nel 2021-2024 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dell'8,5% contro il 5,8% del Centro-Nord, e il valore aggiunto manifatturiero meridionale è salito del 13,6% mentre il Nord-Ovest perdeva il 2,4%; il quadro qui descritto riguarda il costo dell'energia e la qualità del lavoro, non l'andamento complessivo del prodotto. Ottavo: i due importi della compensazione ETS non sono perfettamente omogenei — quello italiano è il massimale annuo autorizzato dalla Commissione europea, quello tedesco è la somma iscritta nel piano di bilancio federale per l'anno di richiesta 2026: l'uno è un tetto, l'altro uno stanziamento previsionale, e né l'uno né l'altro coincidono necessariamente con quanto verrà effettivamente erogato. Li accostiamo per ordine di grandezza, non come cifre equivalenti.

I giudizi critici contenuti in questo articolo — sulle priorità di bilancio e sulla mancanza di un meccanismo di redistribuzione del costo della transizione energetica — sono opinioni della redazione, formulate nell'esercizio del diritto di critica politica su una materia di rilevante interesse pubblico, sulla base dei documenti qui linkati.

Qualunque ente o soggetto citato in questo articolo, anche indirettamente, che ne ritenga inesatto un passaggio può scrivere a carmine.supino.74 - at - gmail.com: pubblicheremo la rettifica o la replica con lo stesso rilievo dato al testo originale, e con la stessa evidenza grafica.

🔗 Note e fonti puntuali

  1. [Fondazione politica — analisi elettorale] Konrad-Adenauer-Stiftung, analisi dell'elezione del Landtag della Sassonia-Anhalt del 6 settembre 2026: risultati per partito e confronto con il 2021, affluenza, motivazioni degli elettori, voto per gruppi professionali, giudizio sulla situazione economica: kas.de
  2. [Stampa professionale registrata] Al Jazeera, 6 settembre 2026: esito del voto, distribuzione dei seggi, classificazione del partito da parte dei servizi di informazione interni tedeschi ed esclusione dai governi da parte delle altre forze politiche: aljazeera.com
  3. [Fonte istituzionale] Landtag della Sassonia-Anhalt, risultati ufficiali delle elezioni regionali precedenti (2016 e 2021), con affluenza e ripartizione dei seggi: landtag.sachsen-anhalt.de
  4. [Statistica ufficiale] Statistisches Bundesamt (ufficio federale di statistica tedesco), comunicato di maggio 2026: calo della produzione delle industrie ad alta intensità energetica del 15,2% tra febbraio 2022 e marzo 2026, dettaglio per comparto, occupazione scesa da 847.700 a 794.400 addetti, quota di consumo energetico industriale: destatis.de
  5. [Studio economico] Confronto internazionale dei prezzi dell'energia per l'industria: elettricità industriale tedesca a circa 14 cent/kWh contro 8 in Nord America, gas a circa 4,7 cent/kWh contro circa 1, svantaggio definito «strutturale per il prevedibile futuro»: insm.de
  6. [Stampa economica specializzata] Tagli di posti e rinvio degli investimenti nel polo chimico di Leuna per effetto dei prezzi di gas ed elettricità; utilizzo degli impianti sceso sotto il 70%: wirtschaft-in-sachsen.de
  7. [Stampa economica specializzata] Istanza di insolvenza del 25 dicembre 2025 di un'azienda chimica del polo di Leuna, esercizio d'emergenza finanziato dal Land con 79,5 milioni di euro da gennaio 2026, subentro di un nuovo operatore il 1° aprile 2026 con 436 posti salvati; cause riportate: alti costi energetici, aumento delle importazioni dall'Asia, debolezza della domanda europea: marktundmittelstand.de
  8. [Stampa professionale registrata] WirtschaftsWoche: PIL pro capite del Land, tre anni consecutivi di contrazione, produttività ai livelli del 2013, peso di chimica ed energia sulla produzione industriale, disoccupazione, prospettive demografiche: wiwo.de
  9. [Stampa professionale registrata] Table.Briefings: disoccupazione all'8,2% contro il 6,5% nazionale, retribuzione lorda media annua di 41.163 euro contro 54.066, età media di 48,3 anni, calo previsto di oltre il 12% della popolazione in età da lavoro entro il 2035: table.media
  10. [Rapporto di un ente del terzo settore, ripreso dalla stampa] Berliner Zeitung sul rapporto 2026 del Paritätischer Gesamtverband: tasso di povertà del Land al 21,3% nel 2025 contro una media tedesca del 16,1%, secondo peggiore fra i Länder; divario fra Land più povero e più ricco in crescita: berliner-zeitung.de
  11. [Fonte istituzionale] Bundeszentrale für politische Bildung (agenzia federale tedesca per l'educazione civica): quota del gas russo sulle importazioni tedesche (43% nel 2007, circa 55% nel 2020), produzione nazionale pari al 5% del consumo, andamento delle forniture e strategia di sostituzione: bpb.de
  12. [Agenzia di stampa] dpa-AFX, gennaio 2023: la Germania rinuncia al greggio russo trasportato via oleodotto a partire dal 1° gennaio 2023: finanznachrichten.de
  13. [Stampa professionale registrata] t-online: contenuto dell'embargo petrolifero europeo ed esenzione prevista per il greggio trasportato via oleodotto: t-online.de
  14. [Stampa professionale registrata] Sul procedimento penale relativo al sabotaggio del settembre 2022, contestazione formulata dalla procura federale tedesca nel luglio 2026 e apertura del dibattimento fissata al 14 ottobre 2026: aljazeera.com e swedenherald.com. Nessun accertamento definitivo è ad oggi intervenuto.
  15. [Fonte istituzionale] Ministero federale della difesa tedesco, 24 febbraio 2026: sostegno complessivo dichiarato all'Ucraina di circa 55 miliardi di euro dal 2022 e stanziamento di 11,5 miliardi per il 2026: bmvg.de
  16. [Associazione di categoria su dati Eurostat e GME] Confindustria: prezzo al dettaglio dell'elettricità per le imprese nel primo semestre 2025 (Italia 278 €/MWh, Germania 242, media UE 216, Francia 183, Spagna 171), prezzi all'ingrosso gennaio-ottobre 2025, oneri di rete a confronto, dotazione della compensazione ETS indiretta, con il massimale italiano storico e la previsione di risalita a 600 milioni — per gli importi aggiornati si vedano le note 18 e 19: confindustria.it
  17. [Centro studi] SVIMEZ, rapporto 2025, sintesi: lavoro povero al 19,4% nel Mezzogiorno contro il 6,9% del Centro-Nord, povertà assoluta delle famiglie dal 10,2% al 10,5%, 175.000 giovani tra i 25 e i 34 anni emigrati fra il 2022 e il 2024, costo stimato di 6,7 miliardi l'anno, previsioni 2027: svimez.it
  18. [Agenzia di stampa] ANSA, 20 luglio 2026: la Commissione europea approva la modifica del regime italiano di compensazione dei costi indiretti ETS — massimale annuo da 140 a 600 milioni di euro, dotazione complessiva da 1,5 a 3,6 miliardi con ultimo pagamento previsto nel 2031, intensità massima dell'aiuto dal 75% all'80% per i settori già coperti: ansa.it. Ripresa con gli stessi importi: energiaoltre.it
  19. [Fonte istituzionale] Deutsche Emissionshandelsstelle (autorità federale tedesca per lo scambio di emissioni): per l'anno di richiesta 2026 il piano di bilancio federale prevede 4 miliardi di euro per la compensazione del prezzo dell'elettricità alle imprese energivore: dehst.de
  20. [Prima gli Ultimi] Sul rapporto fra spesa militare e spesa sociale con cifre italiane e un altro oggetto: 33 Miliardi per le Armi, 100 Milioni per le Devastazioni del Ciclone Harry. Sul bilancio delle politiche per il Mezzogiorno nel quadriennio 2022-2026: Il conto del Governo Meloni al Sud. Questo articolo non è un aggiornamento di nessuno dei due: il fatto nuovo è il risultato elettorale del 6 settembre 2026 e il bilancio quadriennale dell'industria energivora tedesca pubblicato nel maggio 2026, messi in relazione con il divario energetico italiano.
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Niente slogan, niente catene, niente pubblicità. Solo una email quando pubblico un articolo nuovo, con due righe scritte da me su perché l'ho scritto — quale storia c'è dietro, quale numero mi ha fatto arrabbiare, cosa si può fare. Se un mese non pubblico niente, non ricevi niente.

Qualcosa non ha funzionato. Riprova tra poco, oppure scrivimi a carmine.supino.74@gmail.com e ti iscrivo io.
Ci siamo quasi: ti ho appena scritto. Apri la mail e clicca sul link per confermare — se non la trovi, controlla nello spam.

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