Più di un milione di persone raccoglie ciò che mettiamo in tavola, e quasi due aziende agricole controllate su tre risultano irregolari. Salario, tetto e documenti: tre ricatti che si tengono insieme. Mentre il Governo promette case, e le parole della Chiesa restano senza risposta.
«Quaranta euro in nero per dieci ore di lavoro.» È la cifra che la stampa riporta dall'ordinanza di una grande inchiesta sulla Piana di Sibari, in Calabria, dove a settembre sono scattate venti misure cautelari.1 Dieci ore sotto il sole per quaranta euro fanno quattro euro l'ora: meno della metà del minimo previsto dal contratto degli operai agricoli, rinnovato lo scorso maggio.2 E dai quaranta, sempre secondo quanto riportato, andavano tolti cinque euro al giorno per il trasporto e sessanta al mese per il posto dove dormire, in alloggi con venti persone per unità.
Sono accuse, e come tali vanno trattate: nessuna sentenza, e vale per tutti la presunzione di innocenza. Ma chi pensa che sia una storia calabrese, o meridionale, si sbaglia. Il 1° ottobre, in una vigna del Monferrato, in Piemonte, i Carabinieri e l'ispettorato hanno trovato quindici lavoratori che, stando a quanto riportato, prendevano due euro l'ora e dormivano su materassi a terra in una casa fatiscente.3 Tre denunce, l'attività sospesa. Denunce, non condanne. Ma il quadro, da Nord a Sud, è lo stesso.
E torna anche in Campania. Il 7 ottobre l'ANSA ha riferito di un'indagine durata oltre due anni tra Villa Literno e Mondragone, in provincia di Caserta, condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere con i Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro: secondo quanto riportato, si ipotizza un lavoro fino a quattordici ore al giorno, sette giorni su sette, per tre o quattro euro l'ora, per un gruppo che arriverebbe a ottanta persone al giorno, in gran parte prive di permesso di soggiorno.4 Anche qui sono ipotesi di reato, non sentenze: per le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.
Quanti sono, e quanto pesa il problema? Gli operai agricoli dipendenti in Italia hanno superato il milione,5 e nel 2025 l'Ispettorato nazionale del lavoro ha trovato violazioni in quasi due aziende agricole su tre tra quelle controllate.6 Va detto con onestà: i controlli sono mirati, vanno dove si sospetta il problema, quindi quel dato non misura l'intero settore. Ma dice una cosa semplice: quando si va a guardare, si trova.
Chi lavora nei campi è tenuto per il collo da tre fili che si intrecciano: il salario, che è basso o in nero; il tetto, che dipende spesso da chi ti dà il lavoro; i documenti, perché per molti il permesso di soggiorno vive solo finché dura un contratto. Se perdi il lavoro, perdi la casa e rischi di perdere i documenti. Chi denuncia gioca tutto insieme. Per questo parliamo di sistema e non di «mele marce». Questa è una valutazione della redazione.
Prendete Borgo Mezzanone, nel Foggiano: d'estate ci vivono, secondo le stime riportate dalle agenzie, circa cinquemila persone, tra baracche di lamiera e rifiuti.7 È uno dei luoghi simbolo di una questione che lo Stato dice di voler risolvere da anni. Per superare i ghetti il PNRR ha messo 200 milioni;8 ma secondo la relazione della Corte dei conti riportata dalla stampa, in tre Comuni del Foggiano oltre 90 milioni di quei fondi rischierebbero la revoca.9 L'ultimo capitolo è il decreto-legge di agosto, che prevede un nuovo piano alloggi e la proroga del Commissario fino al 2030: nel testo pubblicato in Gazzetta lo stanziamento è di «fino a 60 milioni», a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione.10 Sessanta milioni per tutto il Paese, a fronte di un problema che da anni si misura in migliaia di persone nelle baracche.
A San Ferdinando, in Calabria, a fine luglio è partito lo sgombero della tendopoli, con la promessa di alloggi a canone sostenibile «per i migranti regolari».11 Ed è qui che la domanda diventa scomoda: e gli irregolari? Dove vanno, a chi chiedono un tetto, per chi lavoreranno?
Il permesso per lavoro stagionale dura al massimo nove mesi.12 Ogni anno ci sono quote d'ingresso (per il 2026, oltre quarantamila in agricoltura13) ma chi un permesso non ce l'ha, o lo perde, un contratto regolare non lo può avere: l'unico lavoro possibile è quello in nero. È una nostra lettura della norma, ma è difficile non vederla.
Una tutela esiste, e va detto: la legge prevede un permesso speciale per chi subisce «particolare sfruttamento lavorativo» e collabora con la giustizia.14 Quanti ne vengano rilasciati ogni anno, però, non siamo riusciti a ricavarlo da fonti ufficiali: è uno dei dati da chiedere, e più avanti spieghiamo come.
Il codice penale ha un nome per tutto questo: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, articolo 603-bis.15 Nel solo 2025 gli ispettori hanno registrato oltre duecento accertamenti in agricoltura.6
Poi ci sono i fatti di cronaca, che riportiamo senza trarne conclusioni e senza accostarli. Il 1° giugno, ad Amendolara, in provincia di Cosenza, quattro braccianti sono morti; un procuratore ha parlato di «gravità inaudita», due persone sono state fermate e il fermo è stato convalidato, e secondo l'ipotesi investigativa riportata dalla stampa all'origine ci sarebbe una ritorsione dopo la richiesta di un contratto regolare.16 Le indagini sono in corso, e vale la presunzione di innocenza. Nell'inchiesta calabrese di settembre, poi, le accuse contestate comprendono associazione, estorsione, sfruttamento e anche riduzione in schiavitù.1 Sono ipotesi di reato. Non affermiamo alcun nesso tra i procedimenti: li citiamo perché mostrano, in forma di cronaca, ciò che l'ispettorato conta ogni anno in forma di numeri.
Le cose che non tornano. Un piano alloggi da «fino a 60 milioni». Un PNRR con fondi che rischiano di sfumare. Controlli che trovano irregolarità ovunque guardino, senza che questo produca un cambio di passo. E poi quello che, tra le fonti consultate, alla data odierna non risulta: una mappa pubblica, Comune per Comune, dei progetti di alloggio; i dati ufficiali sul permesso per sfruttamento; una risposta chiara per i lavoratori senza permesso nei piani abitativi; un legame più stretto fra gli aiuti europei dell'agricoltura e il rispetto di salari e intermediazione, che oggi la condizionalità sociale della PAC copre solo in parte.17 Sono valutazioni nostre, e tali le dichiariamo.
Le parole, in questa storia, non mancano. Papa Francesco, nel 2020, disse dei braccianti: «Purtroppo tante volte vengono duramente sfruttati. È vero che c'è crisi per tutti, ma la dignità delle persone va sempre rispettata».18 Papa Leone XIV, il 21 giugno scorso, ha detto che «nessuno può voltarsi dall'altra parte» di fronte a chi cerca protezione (parole pronunciate per i rifugiati, che qui applichiamo, dichiarandolo, a chi lavora nei nostri campi).19 I vescovi calabresi, ad Amendolara, hanno gridato «basta con il silenzio sporco delle convenienze».20 E Avvenire ha ricordato che quei quattro «non erano manodopera anonima, ma persone con un nome, una storia e una famiglia».21
La Chiesa, dunque, non tace. Non è lei sotto accusa. A tacere, oppure a parlare senza agire, è la doppia morale di un Paese che rivendica le radici cristiane nei comizi (ne abbiamo scritto commentando il silenzio di chi invoca le radici cristiane mentre le bombe cadono sul Libano) e poi non conta, non cerca, non paga chi ne tiene in piedi la tavola: istituzioni che scrivono «dignità» nei decreti e lasciano che il tetto sia una baracca; consumatori che chiedono il prezzo più basso senza chiedere come ci arriva; filiere che l'ispettorato trova irregolari in due casi su tre. È un giudizio della nostra redazione, rivolto al Paese e alle sue istituzioni, non a singole persone né a categorie.
I primi bandi e le prime assegnazioni del piano alloggi. E, per le famiglie campane, l'abbonamento gratuito ai trasporti per gli studenti dal 2026/27 (11-26 anni, ISEE fino a 35.000 euro): un'opportunità concreta di cui parleremo.
Chi raccoglie i pomodori, l'uva e le arance che ci arrivano a casa non chiede pietà: chiede che il lavoro sia pagato, il tetto sia un tetto e i documenti non siano un guinzaglio. Se un Paese che si dice cristiano non sa garantire questo, non ha bisogno di nuove parole.
Ha bisogno di numeri pubblici, di cronoprogrammi, di controlli e di coerenza. E noi dobbiamo chiederglieli.
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Questo articolo afferma ciò che risulta dai dati ufficiali citati (INPS, Ispettorato nazionale del lavoro, Ministero del Lavoro, decreto-legge di agosto) e che nelle date indicate la stampa ha riportato i fatti di cronaca descritti.
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Limiti dichiarati. Primo: le cifre sulle paghe (quaranta euro per dieci ore; due euro l'ora; tre o quattro euro l'ora nel Casertano) non sono fatti accertati; per l'indagine casertana la fonte è una sola agenzia. Secondo: il tasso di irregolarità si riferisce alle sole ispezioni definite, che sono mirate. Terzo: il minimo contrattuale è quello riportato dalla stampa sul rinnovo del 28 maggio 2026, da confrontare con la tabella ufficiale. Quarto: lo stanziamento del piano alloggi («fino a 60 milioni») è quello del decreto-legge 144/2026 secondo più fonti; il decreto è stato convertito dalla legge 5 ottobre 2026, n. 174 (Gazzetta del 6 ottobre), ma non abbiamo potuto leggerne il testo coordinato, quindi l'importo potrebbe essere stato modificato. Quinto: la frase del Papa del 21 giugno era riferita ai rifugiati. Sesto: non abbiamo trovato dati ufficiali sui permessi per sfruttamento rilasciati, né dati sulla quota di lavoratori stranieri in agricoltura.
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